FONTAINES D.C. – ‘Skinty Fia’ cover albumUscito il 22 aprile via Partisan, “Skinty Fia” è l’album dei Fontaines D.C. che segue a circa due anni di distanza “A Hero’s Death” del 2020, entrato al secondo posto della classifica album UK e nominato ai Brit e ai Grammy award (dove si è visto soffiare la vittoria da “The New Abnormal” degli Strokes).

“Skinty Fia” è una frase irlandese che può essere tradotta come ‘la dannazione del cervo’, leggiamo nella nota stampa. E un cervo spaesato al centro del corridoio principale di una casa è anche il protagonista della cover del disco. L’analogia con il lockdown che la band, come tutti noi, ha vissuto durante la pandemia vien da sé, ma il cervo raffigurato (un rimando all’estinto cervo irlandese gigante) è anche un riferimento all’identità dell’isola. Se “Dogrel” era caratterizzato da istantanee di personaggi di Dublino, e “A Hero’s Death” ha documentato lo sconvolgimento e la disconnessione che la formazione ha provato mentre viaggiava per il mondo in tour, “Skinty Fia” parla di irlandesità dal punto di vista di persone che l’hanno persa e la stanno ricostruendo a partire da sé stesse.

‘In un mondo in cui è estremamente importante essere buoni e bravi, penso che sia più interessante scrivere dal punto di vista di qualcuno che invece non vuole essere né buono né sente il bisogno di fingere di esserlo. La canzone credo possa essere riassunta con la parola “doom”’. Così Grian Chatten, a proposito di “Jackie Down The Line”. Il singolo anticipatore del rilascio. Un pezzo noir che a detta dello stesso frontman ha un che di sinistro. Musicalmente, il brano pare un omaggio alla Manchester degli anni ’80 e primi ’90, dagli Smiths (anche dal punto di vista della scrittura), passando dagli Stone Roses, per arrivare agli Oasis in un periodo storico dominato ancora dal grunge (quel giro di basso non mente). Dal gusto smaccatamente grunge è poi il clip girato da Hugh Mulhern, con le rose a gettare un altro ponte con Morrissey e Co. e l’avvicendamento tra le immagini simboliche della (non) trama e l’esecuzione del pezzo da parte del gruppo all’interno di un club a richiamare alla mente (anche per scelte cromatiche) videoclip di Anton Corbijn dello stesso periodo (“Straight To You” di Nick Cave e “Heart Shaped Box” dei Nirvana).

Si parte da “In ár gCroíthe go deo”, le chitarre liquide ed oniriche come fosse un brano ‘shoegazing solo di maggior peso e sostanza, la voce del cantante sofferta, ma fiera: lo stesso sentimento si percepisce pure nell’oscura “Bloomsday” in cui si avverte la presenza dei grandi James Joyce e Flann O’Brien ad accompagnare Chatten, che da tempo non è più parte di Dublino.

Dal punto di vista musicale non ci si discosta molto dal lavoro precedente, c’è una maggiore sottolineatura del lato cupo e malinconico come nell’elegante “Big Shot” (ricorda dannatamente i migliori Interpol) e nell’elettronica urticante della title track. Ogni tanto dalle tinte oscure emerge un raggio di luce (“The Couple Across the Way”, traccia che mette in mostra una certa leggerezza grazie all’accompagnamento di sola fisarmonica). Leggera luminosità che fa capolino anche nel cantato sdolcinato di “Roman Holiday”. Nei momenti più alti dell’opera dominano riff cupi di basso che vanno a contrastare puri accordi di chitarra in modo inquietante, ma appassionato.

I Fontaines D.C. dimostrano di non essere un fuoco di paglia, ma un gruppo dotato di talento che viene espresso con originalità attraverso un chitarrismo denso e con liriche di spessore ed ambiziose. Saranno un termine di paragone per ciò che accadrà in futuro!!!