Ancora una volta mi tocca recensire, o semplicemente parlare, di un disco a cui non sono particolarmente interessato, ma sono conscio che piacerà a quel mio solito cliente dai gusti un po’ dozzinali.
In chimica, quando alcuni elementi particolarmente dinamici si uniscono, diventano piuttosto esplosivi. Nella musica, quando alcuni artisti particolarmente dinamici si uniscono, diventano i Flying Colours. Ogni volta che i membri di questo gruppo – il chitarrista Steve Morse, il batterista Mike Portnoy, il tastierista Neal Morse, il bassista Dave LaRue e il cantante Casey McPherson – si riuniscono, il risultato è un’esplosione sonora che non può lasciare indifferente l’ascoltatore.
“Third Degree”, è il loro terzo album in studio registrato dal gruppo nell’ultimo decennio. Prodotto da Rich Mouser, il lavoro riprende il percorso musicale iniziato con l’album omonimo del 2012 e con il successivo “Second Nature” del 2014.
«Ci sono un sacco di spunti sonori in ogni canzone – osserva Mike Portnoy – e ognuno ti accompagna in un piccolo viaggio. Mentre l’album procede, “Third Degree” si mostra come un’opera unica, una cavalcata coinvolgente dall’inizio alla fine». Il disco fonda la sua forza sulla profonda connessione musicale che i membri dei Flying Colours hanno stabilito nei loro primi due album insieme. «C’è una chimica speciale tra noi cinque» conferma Portnoy. «Continuiamo a migliorare man mano che suoniamo insieme; ci sentiamo sempre più a nostro agio e più familiari, e la nostra musica diventa sempre più matura – aggiunge Steve Morse – Facciamo solo ciò che ci fa sorridere e suona bene, invece di chiederci come piacerà alla critica o ai registi. È il modo migliore di fare musica!».
I cinque membri della band dimostrano come l’incontro di personalità e background musicali estremamente diversi possa produrre un favoloso melting pot musicale e dar vita ad una musica accessibile, melodica, profonda e divertente!!!


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