Un altro disco che arriva alle mie orecchie con colpevole ritardo, visto che l’uscita è stata all’inizio di agosto nel pieno della scorsa estate. “Cala” è il sesto album del cantautore irlandese Fionn Regan e possiamo affermare che sia un ritorno alle origini, a quell’album, “The end of History”, che ce lo ha fatto conoscere.
Un ritorno alla semplicità stilistica, alle melodie pure come acqua di sorgente montana, alla strumentazione in larga parte acustica a parte qualche prezioso inserto di tessiture elettroniche e alcuni accorgimenti di studio come quello del nastro fatto girare al contrario. Un lavoro che omaggia il mare ed il suo fascino, il riverbero del chiarore della sabbia, le increspature delle onde marine, il calore avvolgente del sole e il chiarore della luna riflesso nell’acqua le immagini evocate con forza dalle dieci nuove poesie in musica di Regan. È, inoltre, il primo disco concepito e realizzato completamente a casa sua, nella città natale di Bray.
Un’opera nuda e cruda con un raffinato e minimale fingerpicking, quest’ultimo materia prima di autentiche meraviglie acustiche che sembrano dialogare con il silenzio (“Collar Of Fur”, “Under The Waves/Tokyo”), o con il brusio del mare (“The Ocean Wave”), arrivando a descriverne perfino gli antri più segreti (“Hunting Dog”). Le canzoni posseggono un tocco artigianale da folksinger/troubadour, sono i piccoli dettagli a elevare la qualità artistica di questa nuova fatica. Il delizioso e originale dialogo tra arpeggi, percussioni ammorbidite e stratificazioni vocali eteree di “Head Swim”, o il cupo minimalismo intinto in sonorità noise e ricche di riverberi della title track.
Questa è la dimensione di Fionn, quando ha tentato la via di una normalizzazione sonora ha parzialmente fallito. Regan si conferma autore di razza capace di far apparire un suono monotematico mai scontato oppure noioso. A mio modesto parere il suo lavoro più riuscito ed uno dei piccoli dischi da ricordare per l’anno in corso!!!


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