FIONA APPLE- “Fetch The Bolt Cutters”Con “Fetch The Bolt Cutters”, pubblicato lo scorso 17 aprile sotto l’egida della Epic Records, Fiona Apple torna dopo un silenzio durato ben otto anni. Un ritorno in sordina, privo di grande pubblicità, sponsorizzazioni o anteprime. Un ritorno coraggioso dove ritroviamo una cantautrice decisa ad afferrare le “cesoie” per tagliare con il suo passato (personale e musicale). Con questa nuova uscita siamo a cinque LP in 24 anni da parte di un’artista che non ha mai cercato la luce dei riflettori, tutt’altro. Fiona ha sempre rilasciato poche interviste, atomizzato le apparizioni televisive e ancor meno quelle social: non ha mai aperto un account Instagram, il profilo Facebook non lo aggiorna dal 2014, tutta la sua attività su internet è unicamente concentrata su un vecchio Tumblr aperto anni fa da alcuni fan.

Con Fiona suonano il fedele bassista Sebastian Steinberg, un tempo nei favolosi Soul Coughing, la batterista Amy Aileen Wood e il chitarrista David Garza. Le registrazione sono nate nello studio casalingo di Fiona a Venice Beach, Los Angeles, utilizzando unicamente oggetti percussivi , tra cui le ossa della adorata pitbull, Janet, morta nel 2012. Si sono trasferiti in uno studio texano, ma il lavoro è stato infruttuoso, per cui, una volta tornati a casa hanno dato forma definitiva al disco. Si tratta di opera coesa e compatta, forse quella in cui l’ispirazione è più facilmente identificabile. Si percepisce grande semplicità, non ci sono inutili arzigogoli di produzione, ma eccellente capacità strumentale da parte di tutti i musicisti per la definizione di un suono molto basico ed incredibilmente percussivo. Tutti gli strumenti sono usati in maniera non conforme e la chitarra che da corpo più ad effetti che non ad accordi ed è così assorbita dal resto che sembra quasi che sia assente.

È un album pregno di negritudine primitiva, quella degli schiavi, che trae la sua origine negli spiritual, nel jazz primordiale, nel ragtime, nel vaudeville, nello swing, nello scat e pure in uno spoken blues che già possiede le caratteristiche di quello che diventerà rap, ma per ora svincolato da ritmiche che diano forma a groove.

L’apertura è affidata a “Relay”, solo percussioni e voci che richiama immediatamente antichi rituali tribali, per poi approdare a New Orleans dove ci si immagina venga suonata “On i go” quasi a ricordarci una ristretta marchin’ band. Poi via verso il Delta con “Newspaper” dove restiamo attoniti di fronte an un pezzo che è tutto scatti, battiti per dar vita ad un coro spiritual.

Si prosegue andando a parare verso quei suoni da cartoon della Disney (“Shameka”), in braccio allo swing della Grande Depressione (“Rack of hits”), un momento di feroce invettiva, a cappella, contro il giudice della Corte Suprema Brett Kavanaugh, accusato di violenze sessuali. È come un viaggio nel tempo dall’inizio del novecento agli anni trenta, ed eccoci proiettati nei sixties con ballate soul (“Ladies”), funky lenti e colmi di rabbia repressa (“Heavy balloon”), incantevoli pop songs su trame jazzate con un contrabbasso che accompagna Fiona che gorgheggia saltellando tra nuvole di zucchero e nevrosi in musica (“Cosmonauts”).

Un disco di un’autrice che ha raggiunto la propria consapevolezza e forza, in grado di lasciarsi alle spalle un passato fatto di dolore ed esperienze negative come la violenza subita da bambina che la ha spinta verso saffiche relazioni durante l’adolescenza. L’anoressia, la depressione, la cocaina, l’alcol e relazioni complicate in età più matura.

Ho letto recensioni che descrivono il disco come capolavoro oppure come album poco coinvolgente. Lasciate da parte ogni giudizio ed ascoltatelo con attenzione perché la Apple è un nome tra i più importanti usciti in questi ultimi trent’anni in musica e abbiamo la fortuna di poterla ascoltare in contemporanea alle sue uscite!!!


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