FANTASTIC NEGRITOS- Have You Lost Your Mind Yet? cover albumChe personaggio bizzarro è Xavier Amin Dphrepaulezz, in arte Fantastic Negrito, credo che potrebbe essere il protagonista di un film, magari firmato da Spike Lee. La storia di Xavier è marchiata dalla delinquenza giovanile, dallo spaccio nelle strade che sarebbe meglio evitare se per caso le incrociate. Poi passa anche attraverso le sfilate sul tappeto rosso dei Grammy Awards, ma conosce anche la sfortuna di un grave incidente stradale, la gestione di un nightclub di dubbia fama, insomma una serie di situazioni che crediamo possibili solo nel cinema non nella vita reale. Tutto questo è stato necessario per renderlo quello che è oggi, cioè un R’n’R hero capace di fare incetta di premi, peraltro meritati. La sua musica è una miscela di blues, rock, funky, afro, soul e punk da quando è tornato ad incidere nel 2016 presentando l’album “The last days of Oakland”, grazie al quale è diventato l’artista afroamericano più rilevante dai tempi del Prince anni ottanta.

Il nostro non è però solo immagine e suono, c’è un aspetto molto importante legato al sociale, a quello che sta accadendo negli Stati Uniti in termini di contesa razziale, di corsa all’accaparramento di armi. Inorridisce di fronte al numero sempre crescente di sparatorie che investono l’America al punto di chiedersi quante persone siano già morte nel tempo di prendersi un caffè. Una rabbia che esplode musicalmente attraverso una linea di basso, una chitarra, un piano, un urlo, meglio incanalare l’odio che ci circonda nell’arte. È questo il motivo per cui Amin incide dischi, perché la musica unisce, infatti è stato molto collaborativo in questo mese di realizzazione del CD. Ha lavorato con E-40, con Tank and the Bangas e addirittura con Sting. Parlando delle influenze subite per la registrazione del disco e del fatto che si avverta molto un sound che rende omaggio a Stevie Wonder, Negrito dice: ‘Questo disco è più funky. Ho ascoltato molto Stevie, Sly and the family Stone, Queen e le band degli anni’70. Stevie c’è molto nel disco. Molto. Lo ammiro tantissimo. Sentivo quella sensazione e l’ho inseguita. La volevo, è il bello di fare i dischi durante la mezza età. Fai quello che vuoi. Sarei felice di collaborare con lui. Mi piacciono i classici, ascolto musica del Delta del Mississippi oppure i Run the Jewels, roba nuova. Cerco di variare. La musica è positiva, la mia terapia e spero sia così anche per gli altri. In effetti mi sento così, c’è gioia, lacrime, tutto, buone vibrazioni. Quando suono lo faccio per sentirmi meglio, anche quando la ascolto. Magari quando cucino’.

Sono tanti i richiami ad artisti del passato in questo lavoro. La fanfara funky di “Chocolate samurai” riporta la mente a “Dirt mind” di Prince, i versetti sensuali, ‘umm’ e ‘yeah’ sono gli stessi che emanava James Brown nel momento in cui era una ‘sex machine’. Ci sono scariche di ritmi e groove (“Platypus dipster”) in orbita Sly & The Family Stone, si manifestano gospel trascinanti come “I’m so happy i could cry”, le ferite sanguinanti che si percepiscono nel soul sparato di “How long”.

Negrito non si è fatto mancare nulla, gli arrangiamenti sono luminosi, le chitarre sono piene di erotica sensualità come possiamo toccare con mano nello slow blues “Your sex is overated”. Sono d’accordo con Xavier quando dichiara che questo è il disco più potente che abbia mai inciso, una raccolta che restituisce al rock in senso lato la sua carica trasgressiva!!!


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