ELVIS COSTELLO: “Hey Clockface” cover albumAdoro da sempre Elvis Costello, è uno di quei musicisti di cui non mi perdo nulla. Certamente negli anni del nuovo secolo non gli ho dedicato l’attenzione maniacale che, invece, gli riservai dagli esordi fino agli anni novanta. Questo non significa che la sua qualità musicale sia in fase calante, ma, come per altri miei eroi del passato, mi sono orientato verso forme musicali differenti. La scorsa primavera mi è capitato di guardare in rete “Spectacle”, una serie televisiva britannica / canadese che è stata trasmessa su Channel 4 nel Regno Unito, CTV in Canada. Lo spettacolo è stato registrato dal vivo nel famoso Apollo Theater di Harlem e nello studio 30 Rock’s 8H di New York. Si trattava di interviste quasi intime con ospiti del mondo delle sette note, che poi sfociavano in performances tra l’intervistato e l’intervistatore, insieme e separatamente. Ebbene, dopo averne viste parecchie, mi sono chiesto se ci fosse qualcosa che il buon Elvis non sapesse fare oppure non conoscesse, risultando anche brillante e simpatico, cosa che non gli è mai stata riconosciuta.

Ora, con gioia, mi accingo a parlarvi dell’ultima fatica di Costello, l’album dal titolo “Hey clockface”. Registrato tra Helsinki, Parigi e New York, il nuovo LP si discosta nettamente dal precedente e sofisticato “Look Now” del 2018 puntando molto sull’immediatezza: ‘Ho cantato dal vivo in studio, dirigendo dalla cabina in cui si incidono le parti vocali’, ha spiegato il cantautore inglese. ‘Abbiamo inciso nove canzoni in due giorni, parlando molto poco. Quasi tutto ciò che i musicisti hanno suonato è stata una risposta spontanea alla canzone che stavo cantando’. Il fedele tastierista degli Imposters Stevie Nieve, i grandi chitarristi Bill Frisell e Nels Cline (Wilco), il trombettista/flicornista Mickaél Gasche, l’altro trombettista Michael Leonhart e il violoncellista Pierre-François ‘Titi’ Dufour sono i partner di lusso di un disco che alterna brani rumorosi e taglienti a ballate intime e soffuse.

Il nostro non si è mai fossilizzato su uno stile unico, anzi ci ha abituato a variazioni da un album all’altro, per cui non dovremmo stupirci dell’ennesimo cambio di rotta. In quest’occasione ci presenta una raccolta scarna, poco arrangiata e con melodie non immediate e con gli strumenti armonici poco in evidenza. Il risultato è qualcosa di mai presentato in passato. Resta comunque ben chiara la passione di Elvis per le musiche tradizionali, dal folk al country, dal jazz al rock’n’roll, per non tacere della musica classica. Lo ha sempre fatto inserendo un tocco personale capace di differenziarlo dagli altri. Il voler, ancora una volta, cimentarsi con materiale così dissonante è esplicativo del suo spessore artistico. Bisogna superare un certo disorientamento iniziale per addentrarsi in un disco strano, ma coinvolgente.

Elvis Costello ingrassa le ruote per la profondità con scale orientali e corde ad arco sull’apertura “Revolution # 49”, uno spoken world che, fin da subito, fa intendere che non c’è volontà di andare incontro ai gusti imperanti del pubblico. Naturalmente ci sono canzoni meno ostiche, ballate tipiche del Costello classico, quelle che emergono immediatamente dal mazzo: “The whirlwind” in cui la fa da padrone il piano di Steve Nieve, “The last confession of Vivian Whip” in cui emerge un dolce arrangiamento di fiati in secondo piano, “Byline”, una traccia in grado di toccarci fino alle lacrime. Si fanno notare anche brani di stampo jazzistico, derivanti dal ragtime quali “Hey clockface /How Can You Face Me?”, “I can’t say her name” fino alla ricca di pathos “I Do (Zula’s Song)”. Ora è il momento di addentrarci nelle situazioni più inconsuete: le chitarre acide e disarmoniche di “No flag”, ma la cosa più sorprendente è la costruzione lenta e il cupo passo fashionista di “Newpaper pane”, con quel mood psichedelico beatlesiano. “Hetty O’Hara confidential” è uno stomp quasi da cartoon, ancora uno spoken world, “Radio is everyting”, di assoluta desolazione, ma, soprattutto, “We are all cowards now” che è massima espressione del nuovo stile costelliano, una traccia che mette in luce distorsioni sullo sfondo della melodia vocale.

Cosa resta da aggiungere se non che siamo al cospetto di un artista ancora in grado di sorprendere nonostante calchi le scene da quasi mezzo secolo!!!