EELS: “Earth To Dora” cover album“E”, alias Mark Oliver Everett, purtroppo non è estraneo alla tristezza e al crepacuore. A 19 anni ha trovato suo padre, Hugh Everett III morto. Sua sorella Elizabeth si suicidò nel 1996 e sua madre Nancy morì due anni dopo di cancro ai polmoni. Mark stesso cresceva e si chiedeva se avrebbe mai superato i diciotto anni.

Ad un paio di anni da “The Deconstruction”, album che ha segnato un ritorno alle atmosfere e ai temi di “Beautiful Freak” ed “Electro-shock Blues”, Mark riappare a nome Eels con “Earth To Dora”.

Anticipato da un numero à la Billy Joel come “Baby Let’s Make It Real”, una sognante “Who Say You Are” e la novelty psych-romanticona “Are We Alright Again” (di cui i primi due pubblicati quando ancora non si conoscevano i dettagli sul lavoro e quest’ultimo condiviso assieme all’annuncio ufficiale) il tredicesimo album in studio di Everett e co. è stato registrato nello studio degli Eels a Los Feliz, California, e prodotto dal leader della band Mark Oliver Everett a.k.a. E ed eseguito da E, Koool G Murder, The Chet e P-Boo.

Il nostro si conferma un genietto del pop, a tal punto da poter stare accanto a mostri sacri quali John Lennon e Brian Wilson. Si tratta di un disco che, per chi ha familiarità con il gruppo, non faticherà a riconoscere le caratteristiche peculiari di quel suono che ce li ha fatti tanto amare, ma, al contempo, non suona scontato, piuttosto fresco e brillante.

Mark offre uno sforzo complessivamente sanguigno, melodico ed edificante, dimostrando che, nonostante le difficoltà e la tragedia, ce la farai e starai bene. La cosa più bella della raccolta è che gli eventi e le esperienze sconvolgenti generalmente non appartengono a Mark. Ad esempio, il brano omonimo parla di un vecchio amico che lavorava come tecnico nel team di Eels. Si tratta di lui che viene invitato a riprendersi nel testo del pezzo. In tutto questo LP c’è un’atmosfera calma, serena e pacifica. Ad esempio, nella traccia sei “Are you Fucking Your Ex”, che contiene la frase ‘solo in una casa dell’orrore’; l’occasionale xilofono non interrompe l’equilibrio yin e yang della colonna sonora delle cinque canzoni di apertura precedenti. Iniziando con “Anything For Boo”, l’intro ha una strana somiglianza con un conto alla rovescia di un vecchio programma radiofonico della BBC, con accordi semplici, ma dolci che garantiranno un sonno ininterrotto e sereno. Le vibrazioni positive e rilassate continuano con semplici accordi d’organo placanti su “Are We Alright Again”, l’unica canzone di questo LP che è stata scritta dopo il COVID. Il legame e l’apprezzamento per la natura si avverte con il testo ‘Bird and Bees jamming, the theme for the neighborhood’. La capacità di Mark di creare e continuare questo paesaggio sonoro tranquillo e pacifico è perfezionata in “Dark and Dramatic”. Anche con i violini e con la canzone che ha un tema sull’essere innamorati di qualcuno che è troppo “oscuro e drammatico” suona più come una ninna nanna piuttosto che per infliggere incubi spaventosi. In “The Gentle Souls” la penna di Everett riesce a commuovere ritrovando in alcuni versi dal sapore biografico il perfetto mix tra ironia e nostalgia. L’accoppiata di “I Got Hurt” e “OK” costituisce invece il momento di svolta: dalla notte scurissima che avvolge chi si trova intrappolato nel baratro del proprio dolore, si riemerge all’improvviso accarezzati da una stella che brilla nel firmamento e ci si sveglia da un sogno in cui ci si ostinava a rimanere intrappolati (“Waking Up”).

Rispetto alla maggior parte degli album della band, “Earth to Dora” è uno dei meno eccentrici. Raramente ci sono distorsioni nei suoni o nella voce, meno cambiamenti di tonalità e sorprese inaspettate. Lo scopo del gioco è creare una calma generale ottimista con la massima tranquillità rispetto all’innovazione. Il suono heavy rock presente in canzoni come “Souljacker” è assente. Le allegre canzoni country del passato attraverso “Daisies of the Galaxy” e “Blinking Lights and Other Revelations” sono raramente presenti qui. Non è un LP innovativo, sperimentale e pionieristico; E ha più che dimostrato la sua capacità di essere innovativo, sperimentale e pioniere su molti altri dischi per più di vent’anni. Bisogna ricordare che gran parte di quel materiale è derivato dall’esperienza e dall’affrontare un dolore che nessuno merita di sopportare. Alla luce di questo, “Earth to Dora” dovrebbe essere una celebrazione del viaggio per trovare più pace interiore, calma e felicità che Mark merita veramente di raggiungere!!!