“Trinity Thirty” è una libera reinterpretazione dell’amato classico dei Cowboy Junkies “The Trinity Session” e cade giusto nel trentesimo anniversario dell’album (in realtà con un anno di ritardo).
Il produttore canadese Deadbeat (noto per le sue sortite tra minimal techno e dub per la gloriosa label tedesca Scape) e la vocalist Fatima Camara hanno condiviso questo iconico album (e le loro radici in una piccola città dell”Ontario) intraprendendo così la loro prima collaborazione estesa. Le Trinity Session sono leggendaria per il loro linguaggio naturalistico. Alla scaletta originale si aggiunge anche una appropriata rivisitazione di Blue Moon, in un afflato à la David Lynch. Se avete amato il folk-rock del disco originale, ma allo stesso modo i tardi Low ed i Portishead sono vostro pane quotidiano, questo disco illuminerà i vostri ascolti notturni.
Un disco che procede lentamente, con un tocco di romanticismo che lentamente si sposta sul malinconico.
Un disco di cover di un disco di cover, possibilmente reso in forme più aderenti all’originale senza però perdere di vista la propria prospettiva, dunque; un disco che è al tempo stesso fedele all’impianto dell’originale come personale nel taglio scelto per omaggiarlo. Un disco poco elettronico, e la cosa può sorprendere visti i trascorsi di Deadbeat, ma che contiene comunque una componente dub che amplifica le atmosfere notturne che va tributando. Potremmo anche parlare di slowcore e fare riferimento ai Galaxie 500, ai Codeine come ha fatto la Constellation nel presentare l’opera.
In realtà un disco inatteso che va ascoltato al di là delle classificazioni di genere, ed apprezzato apprezzandone la magia e la casualità!!!


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