DAMIEN JURADO- “What’s New Tomboy?”Ad appena un anno di distanza da “In the Shape of a Storm” Damien Jurado torna con un nuovo album, dal titolo “What’s New, Tomboy?” uscito su Mama Bird/Loose Music. Ad anticiparlo, il brano “Birds Tricked into the Trees”.

La pubblicazione di un nuovo album di Damien Jurado è un rituale al quale ci si concede sempre con piacere. In quasi venticinque anni di carriera discografica, il musicista di Seattle ha raramente ceduto alla banalità e alla routine, regalandoci alcuni degli affreschi cantautorali più intensi e vividi. Nonostante tutto, il suo nome difficilmente compare nelle playlist di fine anno e nelle lunghe discussioni sui social; infatti, mentre Elliott Smith ha preso, meritatamente, il posto di Nick Drake nel cuore degli impavidi amanti del songwriting, Damien non è riuscito ad andare oltre uno status di cult musician. Jurado ha sicuramente patito la scomparsa nel luglio del 2018 di Richard Swift, amico e produttore della fase di carriera che più ci ha incantato per circa sei anni. Il cantautore ha di seguito avuto una crisi personale in cui ha abbandonato la casa in cui viveva, ha venduto ben cinque delle sue chitarre, regalate ad un negozio dell’usato e si è spogliato di molti dei suoi averi. Tutto questo non poteva non avere ripercussioni sulla sua arte, per cui assistiamo, fin dall’album precedente, ad un’opera di sottrazione per quanto riguarda suoni ed arrangiamenti.

Senza dubbio l’aver perso tragicamente un amico e un collaboratore come Richard Swift ne ha cambiato non poco lo stile narrativo: la visionarietà di album come “Maraqopa” e “Brothers And Sisters Of The Eternal Son” è ormai un ricordo, Jurado ha rallentato il passo, lasciandosi catturare da una musicalità più semplice e per alcuni versi ordinaria. I suoi ultimi dischi sono affascinanti raccolte di straordinarie canzoni messe insieme in modo disordinato e meno organico che in passato.

La nuova fatica presenta ancora una musicalità scarna, fatta di pochi strumenti. Oltre a voce e chitarra, in primo piano si ascolta un basso, nelle mani di Josh Gordon, mentre tutto il resto, percussioni discrete, un Hammond ogni tanto, un Rhodes molto dosato, si piazzano in secondo piano, sullo sfondo, quasi a non disturbare.

Quel che non è cambiato è il timbro caldo e profondo della voce, il tono confidenziale e tormentato raggiunge non solo il cuore ma anche la mente, sia quando i tempi lirici sono più sostenuti, come avviene nell’avvincente “The End Of The Road” e nell’amabile “Birds Tricked Into The Trees”, sia quando Jurado accenna un briciolo di malinconia, nel delicato omaggio all’amico Richard Swift con “Ochoa” e nel cosmic blues alla Neil Young di “Francine”.

Damien fa quello che gli riesce meglio, scrivere malinconiche ed introspettive ballate in cui il tema dell’amore risulta essere la cosa più importante, usato come spiegazione di ciò che all’uomo risulta incomprensibile e che lo conduce ad una ricerca continua per dare un senso alla propria esistenza. Resta solo l’amaro in bocca per l’ennesima prova di talento destinata a restare all’ombra delle molte proposte alt-folk dal profilo mediatico e culturale più elevato, ma in parte destinate a incrementare il già cospicuo numero di false speranze per il futuro del rock!!!


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