CIRCA WAVES- “Sad Happy”“Sad Happy” è il nuovo album dei Circa Waves, è suddiviso in due parti che rispecchiano i due diversi stati d’animo. “Viviamo in un mondo diviso in due parti. Un momento stai vivendo una crisi esistenziale causata dal cambiamento climatico e quello dopo ti ritrovi a ridere distratto da un argomento insignificante – dichiara Kieran Shudall. Trovo che questa vicinanza tra tristezza e felicità sia così discordante, bizzarra e affascinante. Il nostro cervello passa da un’emozione all’altra così velocemente che felicità e tristezza non si escludono più a vicenda. Questa è l’idea dietro a “Sad Happy” ed è il tema che sostiene l’album. Il disco è stato scritto nella mia casa, a Liverpool, ed è ispirato dalla zona che mi circonda e dall’amore che provo per la mia città. Percorre i pensieri su mortalità, amore e osservazione delle persone».
Il lavoro è stato scritto e prodotto interamente da Kieran Shudall, e mixato da Dan Grech-Marguerat e Matt Wiggins.
Detto della divisione tra una parte più solare ed una maggiormente oscura, non è che questo tipo di binarietà sia una soluzione così originale, ma risulta la nota di maggior rilievo di questo nuovo lavoro della band di Liverpool. La cifra stilistica risulta invece la stessa che i nostri stanno portando avanti da anni con un certo riscontro di critica e pubblico, cioè un pop-rock che si relaziona in maniera sempre più decisa con l’elettronica. Turgidi groove di basso che accompagnano melodie vocali azzeccate capaci di miscelare Coldplay e Foals, senza arrivare alla insolenza pop dei primi né all’intrigante sonicità dei secondi.
Il risultato è quello di essere in grado di insinuarsi immediatamente nelle playlist radiofoniche di puro intrattenimento, di farsi perfetta per spot pubblicitari e nelle colonne sonore di serie TV, ma di cui alla fine rimane nella testa giusto il ritornello appiccicoso di “Jacqueline”, il synth-pop stralunato di “Hope there’s a heaven”.
E la parte “triste” cosa ci porta in dote? Credo solamente un riflesso dei pensieri bui che attraversano tutti coloro che non si fermano alla superficie degli avvenimenti, ma che da un punto di vista sonoro non sono necessariamente “tristi”. Non aspettatevi lunghe ballate struggenti. Musicalmente parlando, non c’è una grandissima differenza tra i due lati del disco. Quello che cambia è il tono: qui troviamo dei brani più riflessivi, più personali, dominati da temi come solitudine, paura di crescere e ansia verso il futuro.
Parlando chiaramente, questo è sicuramente un album nel complesso piacevole, ma non ho notato particolari momenti di spicco o di originalità. Con una sola eccezione: la penultima traccia, “Train To Line Street”. Cos’ha di speciale? È un brano non solo interamente strumentale, ma che riproduce anche il rumore di un treno che corre sui binari, della gente che chiacchiera e tutti i suoni circostanti. Dimenticate tutto, ascoltatela, chiudete gli occhi. Vi sembrerà davvero di essere in viaggio. È un momento inaspettato nell’album, un pezzo che stacca completamente rispetto al resto, ma che allo stesso tempo si addice al tono riflessivo della parte Sad.
Giusto un album per farci trascorre un po’ di tempo in spensieratezza, ben costruito, ma che non spicca per inventiva e senza reali momenti sublimi da farci rimanere a bocca aperta!!!


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