CHRISTONE KINGFISH INGRAM – ‘662’ cover album“662” è il prefisso telefonico della metà nord dello stato del Mississippi, la metà che comprende Clarksdale, città d’origine di Christone Ingram, meglio noto agli appassionati di rock-blues con il nomignolo ‘Kingfish’. Ultimo di una serie di enfant prodige del genere, classe 1999, è balzato agli onori delle cronache attorno ai 15 anni.

Dopo il suo debutto omonimo acclamato dalla critica, Christone ritorna con un album il cui contenuto e carattere riflettono allo stesso modo il suo titolo. Se Kingfish fosse la persona, 662 è il posto giusto, e la musica all’interno va oltre la semplice esplosione blues-chitarra della prima offerta, fornendo allo stesso tempo agli ascoltatori uno sguardo più intimo sull’uomo dietro la sei corde.

Per coloro che sono ancora colpiti dall’ultimo sforzo di Ingram, questo set include molte delle abilità chitarristiche e del modo di suonare e scrivere old-soul, di cui legioni di appassionati si sono innamorati. Il nostro dimostra di aver solo affinato la propria capacità di tagliare, librarsi e stupire con nient’altro che un paio di licks di chitarra a scelta, o una raffica di corse emotive. La sorpresa di “662” risiede nella volontà di Christone di esplorare qualche altro stile musicale e di allontanarsi dal suo suono distorto, da humbucker di Les Paul. Scrivendo insieme al produttore Tom Hambridge, Ingram incorpora alcune strutture più ambiziose e cambi di accordi, provando la sua mano con alcune melodie infuse di soul. Si lascia persino alle spalle l’elettricità nel lamento acustico “You’re Already Gone”.

I tre pezzi inaugurali, “662”, “She Calls Me Kingfish” e “Long Distance Woman”, si avvicinano molto all’approccio adottato su “Kingfish” (il debutto): il blues onesto suonato quasi alla perfezione. “662” funge da autobiografia uptempo raccontata attraverso un solido shuffle e una meravigliosa seconda parte strumentale. Ingram lancia una memorabile frase di chiusura su “She Calls Me Kingfish”, ammettendo: ‘Se non lascio quella donna, credo che il mio pesce sia cotto’. “Another Life Goes By” ruota verso il soul con la spessa linea di basso di Glenn Worf che a volte attira più attenzione della chitarra. Usando questo a suo vantaggio, Christone trova lo spazio extra nel mix per attirare l’attenzione sulla sua voce e sul messaggio tempestivo della canzone. Gestisce abilmente l’argomento pesante, scrivendo e cantando direttamente senza predicare o sembrare ipocrita. Nel padroneggiare questo compito spesso armeggiato, il nostro produce una delle migliori tracce del set. “That’s All It Takes” condivide questa stessa sensazione rilassata, introducendo alcuni fiati e sostituendo le esplosioni delle tastiere con inflessioni jazz. Un altro colpo vincente, la traccia non è appariscente o selvaggiamente complessa, ma è ben scritta e mostra ancora una volta la voce in evoluzione di Ingram, sia in senso letterale che figurato. La cosa più importante è che è una gioia ascoltarla.

“Something In The Dirt” pone sfacciatamente l’idea che forse la ricchezza di musica che emana da Clarksdale e dal prefisso 662 del Nord Mississippi sia di qualche origine organica. In un certo senso, questo è ovviamente vero, ma viene da visionari come Kingfish che si rendono conto: ‘C’è qualcosa nella sporcizia e sto cercando di tirarla fuori’. Sebbene sia solo una traccia bonus, “Rock & Roll”, già stata precedentemente pubblicata, chiude “662” su una nota triste, ma piena di speranza. Dedicato alla sua defunta madre, Kingfish fa la sua più grande partenza dal blues su un brano con accenni di gospel e un’enorme quantità di appeal crossover.

Questo lavoro ci fa meglio comprendere chi sia Christone, un artista giovane, ma in rapida maturazione, con un immenso talento tecnico e una comprensione della musica abbastanza profonda e ampia da continuare a espandersi in qualsiasi genere!!!