La liricità di Chet Baker non si può mettere in dubbio, perché Chet nelle sue espressioni musicali rimane essenzialmente un romantico. Egli si inserisce a meraviglia in un contesto creato intorno a lui e per lui, un contesto che trova nella sonorità della sua tromba o nell’opacità della sua voce un elemento di primo piano, dominatore e nello stesso tempo attraente ed affascinante.
I brani di questo disco si rivolgono un poco a tutti: agli appassionati di jazz ed anche a chi con il jazz non ha molta dimestichezza. Per gli arrangiatori Ezio Leoni e Giulio Libano il terreno di lavoro con Baker è spianato: non c’era bisogno di costruire oltre misura, vi era la necessità di ampliare, di valorizzare, di galvanizzare quello che il nostro trovava da dire nel suo intimo.
Hanno alternato così a brani più lirici, altri più stringati, più vivi, hanno insomma fatto in modo che il disco nella sua alternanza di brani non avesse nessuna monotonia, ma fosse un continuo alternarsi di tempi, di espressioni, di atmosfere.
L’orchestra che ha inciso questo disco era composta di 16 violini, 4 viole, 4 violoncelli, un flauto, un clarino basso, un oboe, un corno francese, un’arpa ai quali facevano riscontro il sax contralto di Glauco Masetti, il sax baritono di Fausto Papetti, il trombone di Mario Pezzotta, il sax tenore di Gianni Basso, il contrabasso di Franco Cerri, la batteria di Gene Victory. Un complesso imponente che ha saputo amalgamare perfettamente ed alternare nelle esecuzioni strumenti prettamente jazzistici con gli archi. Il repertorio di cui il disco è composto spazia moltissimo: dai motivi notissimi come “Angel Eyes”, “When I Fall in Love” o “I Should Care”, ad altri meno noti ma piacevolissimi con “The Song Is You” o “Forgetful”. Altri pezzi poi si prestano perfettamente ad un’orchestrazione di più ampio respiro come è il caso di “Autumn In New York”, di “Violets For Your Fur” o di “Deep In A Dream”.
Qualche altro tema è stato poi trattato con un parsimonioso intervento degli archi, quasi un coronamento di tutta l’esecuzione, mentre gran parte del tema poggia sulle note di Chet e sull’insieme dei musicisti jazz del complesso. È questo il caso ad esempio di “Street Of Dreams”. Per ultimo vi è “Good-bye”, un brano di una tristezza eccezionale dove il trombettista esprime sé stesso in un modo validissimo ed insolito. I brani sono stati incisi il 28 Settembre 1958 e 5 Ottobre 1959 presso lo studio di registrazione Guertler Bros.
Bellezza di altri tempi e, forse, fuori moda, ma ne vale comunque la pena!!!


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