CHARLATANS- “Between 10th And 11th” cover albumIl secondo album dei Charlatans , originariamente pubblicato nel 1992, viene ripubblicato in versione expanded. Nella nuova edizione, oltre al disco originale, nel secondo CD/LP sono state incluse tracce registrate dal vivo durante un concerto tenutosi a Chicago nel 1991.

I Charlatans hanno attraversato con i loro lavori più di 30 anni di storia della musica britannica, passando la prima parte della carriera come esponenti di punta di movimenti ben precisi (Madchester e britpop). Poi a un certo punto hanno iniziato a fare un po’ quello che volevano.

Dopo la pubblicazione del primo lavoro, “Some Friendly”, nel 1990 conquistano fama e vendono parecchie copie (il disco raggiunge la prima posizione delle classifiche), ma durante i concerti si rendono conto che la presenza del chitarrista Jon Baker non permette alla band di fare il definitivo salto di qualità, vuoi per limiti tecnici, vuoi per mancanza di determinazione e concentrazione da parte sua. Baker finisce per andarsene e al suo posto arriva Mark Collins, che, ancora oggi, fa parte della formazione. Mark è presente in circa metà delle canzoni del secondo album, mentre le altre sono state realizzate solo dagli altri quattro.

“Between 10th To 11th” esce nel marzo del 1992, con la griffe di un produttore già importante come Flood. Sarà stato il contributo di una persona così esperta, o quello del nuovo chitarrista molto più bravo del precedente, o ancora una naturale ambizione di un gruppo di musicisti baciati dal successo fin da subito e che vedevano la propria popolarità in continua crescita, o forse tutte queste cose messe insieme, fatto sta che questo disco mostra, rispetto al debutto, una maggior fantasia sotto tutti i punti di vista: struttura compositiva dei brani, timbro vocale – con l’ugola di Rob Collins a creare armonie con quella di Burgess – andamento della sezione ritmica, ampiezza del ventaglio dei suoni di tastiera e in generale digitali.

Anche in questo caso la formula adottata è quella dello stile baggy di gente quale Happy Mondays. L’album in questione, pur rimanendo ancorato agli stilemi indie e dance del periodo, è più ruvido, elettrico e cupo rispetto all’esordio. I Charlatans planano a Manhattan (fra la 10th e la 11th), “Weirdo” è la colonna sonora di questa caduta, funk nervoso e deragliante. Di solito questo disco non viene visto tra i momenti migliori del percorso dei nostri: non entra nemmeno nella Top 20 in Gran Bretagna. Alquanto inspiegabile, o forse dovuto al fatto che i ragazzi non vogliono fossilizzarsi su quanto fatto fino ad allora, ma che già al secondo disco hanno un’abilità da veterani nello spaziare a proprio piacimento tra i diversi elementi che costituiscono una canzone, unendo tra loro le diverse soluzioni sempre nella forma migliore. “Page One” sembra una sorta di rappresentazione degli sbalzi d’umore, passando da un inizio acido e pieno di tensione a un ritornello che dà molta più serenità in modo assolutamente naturale; l’altro singolo “Tremelo Song” è semplice e incalzante allo stesso tempo, con il suono che si arricchisce lentamente ma progressivamente, e questa scelta fa sì che la melodia, già efficace di per sé, diventi sempre più irresistibile nel corso del brano. “Can’t Even Be Bothered” va molto bene avanti e indietro tra una strofa ovattata e un ritornello ben più diretto, sia nella melodia che nel suono; “(No One) Not Even The Rain” gioca anche essa con un’alternanza tra strofa e ritornello, con la chitarra acida e dilatata che passa di colpo a produrre jangle alla Byrds.

Lavoro bellissimo, a mio parere il loro capolavoro, anche se, comprendo, non dotato di un filo conduttore tra le canzoni che causa disorientamento tra gli ascoltatori. Rivela però una band capace fin da subito di percorrere con costrutto strade diverse rispetto a quelle che le sono familiari!!!


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