Nel 2016, la Dal Forno, australiana di origini italiane e di stanza a Berlino, aveva fatto irruzione sulla scena con un disco conturbante.
Ora Carla Dal Forno ha battezzato una nuova stagione della sua musica, spingendo il suo personalissimo dub dalle tinte post-punk verso nuovi confini dream-pop. “Look Up Sharp” è un passo in avanti per la carriera di Carla, più attenta al lavoro in studio e alla qualità della registrazione della sua voce e dei synth, un capitolo rinnovato e differente dall’esordio di culto su Blackest Ever Black.
Nel suo territorio influenzato da pop avanguardistico, folk, dub e post-punk la nostra rievoca i fantasmi di AC Marias, Virginia Astley e Broadcast attraverso atmosfere fredde e spettrali. Il nuovo album si apre con le favolose linee di basso dub e i ricercatissimi synth psichedelici dei due singoli “Took A Long Time” in cui la voce non è più volutamente sottomessa ai tappeti di suoni, ma disegna melodie avvalendosi di un inedito armamentario di note più acute e falsetti e “No Trace”, che poi procede con le tinte post-punk e la melodia quasi wave di “Don’t Follow Me”, con chiari rimandi ai Cure di “A Forest”, “The Garden” e la conclusiva “Push Up”, personalissimo tributo ai Massive Attack.
Tra gli episodi più rimarchevoli, “I’m Conscious”, che ancora una volta riesce a saldare con credibilità l’attitudine new wave, le velleità ambient e la scoperta della melodia. Se riuscite recuperate il singolo “So Much Better”, la cui facciata B, “Fever Walk”, ancora una volta recupera quella vena dark neanche troppo dissimulata, in cui si esprime al suo meglio.
Tre anni da un esordio acclamato sono tanti per maturare una pur sacrosanta cognizione del proprio valore e del proprio ruolo: abbastanza per perdere un po’ di avventatezza e innocenza, ma sufficienti per non essere più “The next big thing”, ma cercare di diventarla davvero anche se il risultato non ha ancora centrato in pieno l’obiettivo.
In definitiva un lavoro che appaga l’orecchio e meritorio di essere ascoltato con attenzione, opera che esce dalla marginalità del disco precedente per aprirsi ad un pubblico più vasto, armandosi di una complessità a tratti artificiosa, ma comunque interessante e riuscita!!!


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