‘Ci unisce un certo modo di esistere, di pensare, di essere.’

Il 29 gennaio 1999 si conclude la breve e intensa parabola dell’etichetta Consorzio Produttori Indipendenti, fondata nell’aprile del 1994.
Per comprenderne a fondo la genesi e il percorso, è utile fare un passo indietro, capire come è stato possibile l’incontro tra due mondi musicali distinti ma contigui.
Alla fine degli anni Ottanta i Litfiba e i CCCP erano due realtà importanti nel panorama della musica indipendente italiana, gli uni orientati verso un sound wave infarcito di atmosfere orientali, gli altri più dediti ad una sorta di punk filosovietico con un occhio alla musica islamica.

Scegliamo l’Est per ragioni etiche ed estetiche più che politiche.” afferma Giovanni Lindo Ferretti in un’intervista del 1984.

In risposta al festival “Le Idi di Marzo” che presentava gruppi russi, estoni e sloveni tenutosi a Melpignano (LE) il 23 e 24 luglio 1988 e conosciuto come “il primo sbarco ufficiale della nuova armata musicale sovietica”, i Litfiba e i CCCP si recarono nel 1989 a Mosca e a Leningrado dove tennero due concerti, e in qualche modo ciò determinò grossi cambiamenti all’interno dei due gruppi.

Ferretti disse a proposito del concerto di Mosca: “lo spettacolo più sadomaso mai fatto dai CCCP. […] Sul palco Annarella e Fatur hanno cominciato una serie di uscite e movimenti carichi di un erotismo pazzesco: lei era sempre seminuda e frustava Fatur, se lo rigirava e lo rimetteva in riga. Facevamo paura, anzitutto a noi stessi. […] Eravamo posseduti da una forza più grande di noi; avevamo il compito di spiegare, a chi lo poteva capire, che dall’Occidente la Russia non doveva aspettarsi proprio niente di buono. E poi abbiamo fatto l’inno sovietico: l’unica discussione seria che avevamo avuto prima del concerto era stata su quello, se farlo oppure no. Se lo facevamo, doveva essere evidente che noi amavamo l’Unione Sovietica: non dovevamo dare l’idea che fosse una presa in giro, e non sapevamo se in mezzo a uno spettacolo come quello il nostro amore fosse così evidente. E così, nel bel mezzo di uno spettacolo di una forza e di una potenza inverosimili, abbiamo attaccato ‘A Ja Ljublju SSSR’: tutti i militari si sono alzati in piedi e si sono messi sull’attenti. […] Era l’apoteosi della storia dei CCCP. Usciti di lì, i CCCP non avrebbero potuto dare più nulla. Dopo aver cantato a Mosca, con addosso i postumi di una sbronza colossale, nel mezzo di uno spettacolo secondo me straordinario, con i militari in piedi durante ‘A Ja Ljublju SSSR’; che altro potevo chiedere?”.

I CCCP durante il live a Leningrado, 1989

 


Sul versante Litfiba, Gianni Maroccolo, Francesco Magnelli e Ringo De Palma lasciarono il gruppo e confluirono nei CCCP per poi restare anche nel progetto successivo di Ferretti e Zamboni, i C.S.I., tranne De Palma che morì il primo giugno del 1990 dopo aver lasciato la sua ultima traccia in “Annarella”, brano di “Epica Etica Etnica Pathos” (1990), ultimo album realizzato dai CCCP.

Nel 1991, in quel di Reggio Emilia, Ferretti e Zamboni decidono di fondare un’etichetta che si sarebbe rivolta alle realtà musicali dell’Appennino [Ferretti è originario di Collagna, ora sotto il comune di Ventasso, RE], I Dischi del Mulo: “Il mulo è un animale legittimo nell’essere bastardo, sa camminare carico e sicuro, sa reggere, resistere e in ciò è testardo. Negli anni ’80 il Muro e nei ’90 il Mulo; ora, come allora, è una questione di cuore”.
Tra i gruppi di quest’etichetta ricordiamo gli Ustmamò di Mara Redeghieri, i Disciplinatha e gli AFA.
Di là dall’Appennino, Maroccolo, coadiuvato dai tecnici del suono dello Studio Emme di Calenzano, dà vita al centro di produzione Sonica, più noto come Sonica Factory.

Sempre nei primissimi Anni Novanta i CCCP diventano C.S.I. (Consorzio Suonatori Indipendenti), cambia il linguaggio musicale, c’è un ripiegamento interiore, il punk svanisce, il cantato resta ipnotico ma cantilenato.
Scompaiono Fatur e Annarella, ovvero la coreografia.
Nel 1992 al Festival delle Colline a Prato i C.S.I. eseguono dal vivo i brani di “Epica Etica Etnica Pathos”. Sul palco anche Disciplinatha e Ustmamò.

Fu l’evento che battezzò di fatto la nascita del nuovo gruppo e che pose anche le basi per consolidare le collaborazioni tra i due versanti degli Appennini che venne suggellata nel 1994 dalla nascita dell’etichetta che assorbirà tutti gli artisti in forza a I Dischi del Mulo e tutti quelli che erano approdati agli studi di Maroccolo & c.
Così ha origine il Consorzio Produttori Indipendenti.
Contemporaneamente nasce anche un organo di informazione gratuito, Il Maciste, trimestrale che sarà recapitato gratuitamente a chi lo richieda, e che darà conto di tutte le attività dell’etichetta, dei suoi artisti e degli eventi. L’ultimo sarà il n. 13, uscito nel 1997; un vero peccato, perché Il Maciste è davvero un fantastico spaccato della vita musicale di questa scena. Tantissime sono le interviste e i contributi degli artisti stessi, ma soprattutto è esente dalla piaggeria che di solito affligge le fanzines. Per chi volesse, i tredici volumi si trovano ancora on line.

Le prime pubblicazioni del C.P.I sono notevoli, si parla di “Ko de mondo” e del live “In Quiete” dei C.S.I. nel 1994, e dello stesso anno è “Catartica”, esordio esplosivo dei Marlene Kuntz, gruppo di Cuneo scoperto da Maroccolo.


Nel 1995, per le celebrazioni del cinquantennale della Resistenza, viene pubblicato “Materiale Resistente”, album di cover di canzoni che erano soliti cantare i partigiani in quegli anni durissimi. I brani sono eseguiti, tra gli altri, da A.F.A., Mau Mau, Disciplinatha, Yo Yo Mundi, Marlene Kuntz, C.S.I., Umberto Palazzo e il Santo Niente, Ustmamò, Officine Schwartz, Corman & Tuscadu, Modena City Ramblers, Gang, Skiantos, Africa United.


Altra brillante iniziativa è rappresentata dalla collana i “Taccuini”, Collana di Musica Aliena, che sarà prodotta dal 1996 al 1998.
Il progetto nasce dalla collaborazione tra il C.P.I. e l’artista modenese Andrea Chiesi, e si prefigge di incentivare gli incontri tra le diverse arti. I contenuti musicali vanno da colonne sonore di opere teatrali a ristampe di album fuori catalogo, da opere prime di nuovi artisti a opere di artisti sperimentali, da radiodrammi a sfoghi d’autore.
Andrea Chiesi si occupa dell’aspetto artistico delle cover, lasciando un’impronta indelebile che permetterà di riconoscere a prima vista i titoli dei Taccuini.

Segnaliamo “Polaire” degli Ulan Bator, gruppo francese che agli esordi si situa tra tinte kraut e avant-garde rock. Questo disco è una sintesi estesa dei loro primi due album, “Ulan Bator” e “2°” usciti entrambi Oltralpe per “Les Disques du Soleil et de l’Acier”. Per il Consorzio uscirà il loro terzo album “Végétale”, che ammicca a certe situazioni più wave e soprattutto inserisce le parti cantate, praticamente inesistenti nei due lavori precedenti.
In tutto, saranno pubblicati venti volumi nel biennio di vita di questa collana.

Un altro progetto partorito dalla famiglia estesa del Consorzio, è l’album tributo a Robert Wyatt “The Different You” uscito nel 1997. A scorrere i nomi presenti nelle 18 tracce vien da dire che ci son proprio tutti, da Battiato a Jovanotti, dagli Area a Mauro Pagani, e poi tutti gli artisti che gravitano attorno all’area Consorzio. E non manca neppure il tributato, che canta “Del Mondo” dei C.S.I.
Il tutto è iniziato quando Davide Sapienza, allora “soltanto” giornalista musicale, fece incontrare al Salone della Musica Wyatt con Magnelli e Maroccolo, ci fu intesa ed il progetto si avviò.
Il risultato artistico non è all’altezza, forse troppi compartecipanti e poca ispirazione.

Invece, ben riuscite le due edizioni dell’evento “Le Notti di Maciste”, svoltosi in prima battuta al Cencio’s di Firenze il 7 dicembre 1996, con C.S.I., Marlene Kuntz, Disciplinatha e Ustmamò, replicato poi con la partecipazione massiccia di quasi tutti i gruppi del Consorzio allo Stadio Comunale di Prato il 25 e il 26 giugno del 1998.

Nei cinque anni scarsi di attività del Consorzio sono stati pubblicati decine e decine di titoli di svariati gruppi, segnaliamo qui alcuni album che sono rimasti all’ombra dei pochi nomi famosi rimasti nella memoria collettiva.
Di Yann Tiersen “Le Phare”, terzo album del polistrumentista famoso per essere l’autore della colonna sonora de “Il Fantastico Mondo di Amélie”


Dei Santa Sangre, nati dalle ceneri dei Carnival of Fools, “Ogni Città Avrà il tuo Nome”, che se da una parte ammicca al Nick Cave di “Let Love In”, dall’altra non è esente da memorie del Paisley Underground nelle sue forme più soft e rivolte a sonorità messicane. Ed è invecchiato bene, molto bene.


Degli Here “Brooklyn Bank”, dagli orizzonti più rivolti alla musica elettronica intersecata a tratti da trame di strumenti a fiato e ritmiche drum’n’bass. Gli Here sono essenzialmente Mauro Teho Teardo e Jim Coleman (Cop Shoot Cop), e sono qui coadiuvati da numerosi collaboratori tra cui spicca il nome di Lydia Lunch che recita testi suoi, e di Scott McCloud voce dei Girls Against Boys.


All’alba del 1999, dopo anni di vita intensa piena di soddisfazioni e difficoltà, il Consorzio Produttori Indipendenti decide di cessare la sua attività, perché, come dice Maroccolo “Un ciclo, calcisticamente parlando, si è chiuso ed era giusto prenderne consapevolezza e non esitare oltre.”
Da questo momento quasi tutti i nomi dell’etichetta avranno come referente la Sonica Factory, che sopravvivrà ancora per pochi anni.

Di tutta la schiera d’artisti qualcuno sarà presto dimenticato, qualcuno resterà più o meno inossidabile fino ai giorni nostri, come Marlene Kuntz, Ulan Bator, Giancarlo Onorato, Andrea Chimenti, e qualcuno avvierà carriere solistiche significative, come Giovanni Lindo Ferretti, Massimo Zamboni, Giorgio Canali.

O come i Disciplinatha, che a distanza di decenni dal loro ultimo album (era il 1996) pubblicano in lp la loro opera omnia per la Contempo Records. Un ritorno molto molto gradito.

‘Così vanno le cose
Così devono andare’
(Giovanni Lindo Ferretti, “Fuochi Nella Notte (Di San Giovanni)”, “Ko de Mondo” C.S.I.)

© Silvia Dodi


 

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