BULLY “Sugaregg” cocer albumUn vecchio detto afferma che la vera salvezza arriva da noi stessi. In effetti, il terzo album di Bully, “Sugaregg”, avrebbe potuto rimanere irrealizzato se Alicia Bognanno non avesse affrontato i suoi demoni e revisionato totalmente il suo processo creativo. Il nuovo disco ruggisce dalle casse e sconvolge cuore e mente. Come My Bloody Valentine dopo 3 doppi espresso, la traccia di apertura “Add It On” si amplia in pochi secondi spaziando verso il cielo, incarnando la ritrovata chiarezza di intenti della Bognanno, mentre le linee di basso e i beat prorompenti di “Where to Start” e “Let You” sono gli equivalenti musicali del sole che riesce a penetrare un cielo perennemente nuvoloso. Tra temi densi ed impegnati, c’è anche una certa spensieratezza che mancava nell’ultimo album di Bully “Losing” (2017).

Alicia si è affidata per la prima volta ad un produttore esterno, John Congleton, già in cabina di regia per un numero imprecisato di lavori, tra cui mi preme ricordare quelli per Angel Olsen, Sharon Van Etten, St. Vincent e i Decemberists. Quindi non uno qualunque, ma un producer premiato con un Grammy (per l’album del 2014 “St. Vincent”, ndr). Libera dall’incombenza «di dover dimostrare al mondo che sono in grado di registrare un disco», Bognanno si è finalmente lasciata andare dal punto di vista creativo. Dice Alicia che il nuovo album dei Bully nasce grazie alla cura che ha trovato per il suo disturbo bipolare di tipo II. «Sono stata finalmente in grado di fronteggiare la malattia e questa cosa mi ha spinto a scriverne». L’ha fatto con talento, mettendo dentro a “Sugaregg” pezzi perfetti per il moshpit sotto al palco e canzoni da cui traspare una vitalità che smentisce il luogo comune secondo cui per creare arte si deve per forza soffrire. Quindi la nostra si dimostra ora un’autrice più a fuoco e matura, non necessariamente pacificata però. I dischi dei Bully sono assalti di indie-rock, molto spesso urlati da una voce che sputa tutta la propria rabbia, eppure non manca la componente melodica, come fu per i Nirvana, a cui la formazione è stata accostata in passato.

Il disco parte in modo selvaggio con “Add It On”, un pezzo perfetto per l’headbanging con Bognanno che urla sopra il suono feroce delle chitarre. “Every Tradition” è meno concitata, poi però Alicia domanda “Andiamo?” e si getta in una sorta di tirata contro i luoghi comuni femminili: “Che stress chiedermi se farò un figlio quando non ne voglio uno dentro di me”. “Where to Start” è un pezzo pieno d’energia su un amante frustrante che offre un momento di tregua dai temi più pesanti. Poi, per smuovere ancora le acque, arriva il grunge di “Prism” con la linea di chitarra che contrasta con la melodia più rotonda del solito: “Oh un raggio di sole colpisce un prisma / Oh il tuo fantasma nella mia cucina”.

Un lavoro a tinte anni novanta, si arriva in fondo all’ascolto quasi tramortiti, però ne è valsa la pena perché sembra di essere riusciti a sconfiggere tutti i dubbi e i tormenti che da tempo ci attanagliano!!!


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