Dopo una carriera ventennale, è curiosamente il primo disco pubblicato da BRUNO DORELLA a suo nome, in una semplice take in presa diretta, con il timone ben saldo nelle mani di una sola chitarra, nello specifico una Fender Telecaster modello giapponese risalente agli anni 90 che si giova di effetti e loop.
Un flusso continuo sapientemente indistinguibile tra scrittura e improvvisazione, diviso in 4 momenti. Un viaggio in mare aperto tra minimalismo pace e tensione. Il nostro è stato sempre un agitatore nell’ambito dell’underground italiano, ma in questa occasione si presenta in veste seria per una commissione del Ravenna Festival.
Non essendo un virtuoso dello strumento Dorella è attento a dosare le note come le pause creando aspettative nell’ascoltatore.
“Sono sempre stato molto attratto dal disastro, dal fallimento, dalla sconfitta, dall’epica del perdente.
Quindi il naufragio è una trasposizione acquatica di questo discorso”.
Sapeva di rischiare esibendosi in solitario, ma il nostro ha sempre più amato le sfide che le mode al contrario di tanti altri artisti del Belpaese.


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