Dopo la pubblicazione di “Re_Cordis” a gennaio – la live session in studio dei brani più noti arricchita da due composizioni inedite – Bruno Bavota torna con il nuovo album “Get Lost”.
Il nuovo lavoro di inediti del compositore e polistrumentista neoclassico prosegue il suo avvicinamento nella forma più pura al piano, tra emotività e neoclassicismo. A tre anni da “Out Of The Blue” del 2016, il compositore campano torna con un nuovo disco di inediti.
Il titolo del disco, “Get Lost”, è un omaggio dell’artista alla sua partecipazione sempre più profonda alla musica. Compositore e polistrumentista neoclassico italiano, Bavota si colloca perfettamente nella scena modern-classic, tra mondi alternativi che spaziano dal pop pianistico alla musica classica.
Nei suoi lavori Bruno riesce infatti a creare delle melodie che si inseguono e che guidano l’ascoltatore nelle più profonde emozioni e sensazioni. Il suo brano “If Only My Heart Were Wide Like the Sea” è stato inserito dal Premio Oscar Paolo Sorrentino nella serie tv “The Young Pope” mentre “Passengers” è stato utilizzato da Apple per la campagna pubblicitaria chiamata “Designed by Apple in California”.
Negli ultimi anni c’è stata sicuramente un’esplosione di questo filone che è solitamente definito neoclassico o modern classical. Si sono moltiplicate le realtà discografiche che distribuiscono e promuovono il genere, ed allo stesso tempo ci sono troppi nuovi progetti che provano a cavalcare l’onda. Da un lato può essere una cosa positiva, perché è dimostrazione che esiste un pubblico che apprezza il genere, dall’altro crea una sovraesposizione che rende il mercato saturo di progetti, alcuni di questi nati senza cognizione di causa.
Il nuovo album è importante per l’autore campano perché lo proietta al di fuori della propria comfort zone per cercare di proporsi musicalmente in modo diverso ed andare oltre il suono del pianoforte.
Rispetto agli album precedenti solo un paio di pezzi sono unicamente per pianoforte (“Timeless”, “Your Eyes”). Tutto il disco si basa sul modificare in tempo reale il suono naturale del pianoforte attraverso processori e pedali effetto di costruzione artigianale, creando loops di pianoforte che hanno un ruolo importante all’interno di ogni singolo brano.
Non è inopportuno accostarlo ad altri autori quali Nils Frahm e Olafur Arnalds, ma il risultato finale è una tavolozza sonora che mostra un’impronta molto personale che non cade nella mera emulazione!!!


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