BRANDEE YOUNGER – ‘Somewhere Different’ cover albumEccoci pronti ad addentrarci in un discorso che riguarda gli strumenti del jazz, cioè che non tutti vengono considerati allo stesso livello per storia, possibilità espressiva e penetrazione stilistica. Se ci fate caso le fisarmoniche, le armoniche, i mandolini e le arpe hanno dimostrato, nel tempo, di avere i requisiti per fare jazz e quindi possedere lo status per entrare di diritto tra quelli che sono nell’Olimpo da lungo tempo (trombe, sassofoni, pianoforti, clarinetti, contrabbassi, ecc. ecc.). Questa introduzione era necessaria per parlare di Brandee Younger e dell’arpa e per poter affermare il talento della stessa e della assoluta dignità dello strumento che la giovane musicista suona.

Da un decennio la Younger è il nuovo volto dell’arpa nel jazz ma solo da poco ha ottenuto i pieni riconoscimenti del suo valore: nel 2020 vince il referendum della critica di Down Beat nella categoria emergenti per ‘Strumenti Vari’ e nel recentissimo Critics Poll 2021 è votata al secondo posto in quella principale, dopo la violoncellista Tomeka Reid. Non è casuale la presenza di entrambe nel poliedrico “Universal Beings” di Makaya McCraven, uno dei dischi più riusciti e acclamati della black music contemporanea.

Questo debutto per l’etichetta Impulse! giunge dopo sette album da leader o co-leader, ultimo dei quali è il duo con il bassista Dezron Douglas (“Force Majeure”, International Anthem 2020) dove l’arpista, evidenzia al meglio doti strumentali e inventiva d’interprete.

È fantastico vedere un’artista così talentuosa, un virtuoso di questo strumento speciale, uscire dallo sfondo e assumere un ruolo di primo piano in questo suo debutto con una major. Non che Brandee sia un nuovo arrivato; le sue capacità sono molto richieste ormai da diversi anni, lavorando come turnista per artisti del calibro di John Legend, Common e Pharaoh Sanders. C’è qualcosa di abbastanza appropriato nel fatto che “Somewhere Different” sia pubblicato su Impulse!, che è stata anche la casa di Alice e John Coltrane e, in termini moderni, di Shabaka Hutchings. Proprio come Alice, proprio come Shabaka, Younger, nativa di New York, rifugge l’ortodossia del genere. Certo, l’arpa può essere riconosciuta per il suo ruolo nella musica classica, ma ciò non significa che non possa essere estesa al jazz, all’hip-hop o al soul. “Somewhere Different” è un esempio incredibilmente creativo e abile di fusione e abbattimento dei confini convenzionali.

L’album sembra molto leggero (ma mai inconsistente) e arioso. È un groove estivo lussureggiante e pieno di sentimento che fornisce la colonna sonora perfetta per accompagnarti in quelle lunghe e pigre giornate di sole e fino al tramonto. All’inizio di questo pezzo, mi sono entusiasmato per la bellezza sonora dell’arpa. Se volete sapere esattamente cosa intendo, ascoltate le prime battute della title track del disco. Ciò che lo eleva è il modo in cui la grazia dell’arpa della giovane strumentista interagisce e si fonde con gli altri musicisti. Quella traccia omonima è l’esempio perfetto di ciò, poiché passa dal fragile e barocco al super jazz e viceversa.

Si tratta di un lavoro con tanti punti salienti. C’è l’eccezionale “Reclamation”, introdotta dalla sontuosa arpa di Brandee, prima che il basso elettrico di Dezron Douglas ci faccia sobbalzare. Come produttore dell’album, Douglas gioca un ruolo più importante nella storia di questo LP. Molto semplicemente, la sua produzione è buona quanto quella linea di basso. Il flauto di Anne Drummond balla e flirta con il sax tenore di Chelsea Baratz, prima che Drummond, come una rondine a giugno, parta per il suo volo di fantasia. Naturalmente, non è tutto ottimista; c’è abbastanza luce e ombra per tenerci pienamente impegnati. Prendete il delicato “Love & Struggle”, che è un numero essenziale che luccica come il mantello di uno spettro e fornisce la piattaforma perfetta per far brillare la leader. Allo stesso modo, “Beautiful Is Black” è una sontuosa ballata che ha la malinconia dei bar fumosi nelle ore piccole, molto tempo dopo che le persone sensate si sono ritirate per la sera. La batteria di Allan Mednard è una gioia per le orecchie, ma qui è assolutamente abbagliante, così come il lugubre contrabbasso di Ron Carter. Come sezione ritmica, servono perfettamente l’esecuzione melodica di Younger.

Disco di estrema godibilità, freschezza, capace di presentare un blend di classica, jazz, R’n’B ed Hip-hop. L’unico punto interrogativo deriva dal fatto che il progetto sembra troppo eterogeneo, ma, siamo sicuri, la prossima volta verrà superato grazie ad una maggiore consapevolezza dell’artista!!!