Il Canada possiede un quid aromatico e cromatico in campo musicale che ce lo rende immediatamente riconoscibile rispetto a quanto proviene dagli Stati Uniti, nonostante, per fare carriera, sia indispensabile entrare nel circuito sonoro americano. I Blackie and the Rodeo Kings sono un gruppo che si riunisce ogni tanto per pubblicare album, infatti i tre componenti sono tutti autori solisti, anche se i lori risultati, presi singolarmente, non raggiungono le vette di quando agiscono insieme.
I nomi dei tre, forse, non vi diranno nulla, ma in Canada e tra gli appassionati di classic rock sono personalità di un certo rilievo.
Tom Wilson (ex cantante dei Junkhouse), l’artista solista Stephen Fearing e il chitarrista e produttore Colin Linden hanno iniziato la loro avventura in omaggio a uno dei loro artisti folk canadesi preferiti, il cantautore Willie P. Bennett. Il loro nome è stato preso dall’album di Bennett del 1978 “Blackie and the Rodeo King” . Quello che è iniziato come un progetto secondario si è presto trasformato in una vera e propria band.
I nostri hanno appena rilasciato, nello scorso anno, lavori a proprio nome oppure produzioni per altri artisti. Linden ha appena ricevuto il Grammy per “Oklahoma” di Keb’Mo’ alla voce “Americana” e ha pure pubblicato con Luther Dickinson l’avvincente “Amour”. Wilson ha dato alle stampe “Mohawk” con la sua altra band, i Lee Harvey Osmond, mentre Fearing, sul finire dell’anno appena trascorso, ha rilasciato il riuscito “The unconquerable past”.
I tre, nella band, mantengono intatte le proprie diverse cifre stilistiche, roots rock e blues per Colin, rock per Tom e folk per Stephen, a cui si aggiungono i meravigliosi impasti vocali a due e tre voci, e sonorità che spaziano tra country e cajun acadienne. Si aggiungono pure collaboratori di primo livello che danno un ulteriore tocco di originalità alla succosa pietanza. Questa volta troviamo le armonie vocali delle McCrary Sisters, le tastiere di Janice Powers, la moglie di Colin Linden, che si alterna a Kenneth Pearson, Thompson Wilson, il figlio di Tom, come la Powers, co-autore di un paio di brani, uno insieme a Hawksley Workman, per non parlare della superba sezione ritmica formata da Gary Craig alla batteria e Johnny Dymond al basso, che pure loro contribuiscono alla scrittura delle canzoni, e infine il multistrumentista Jim Hoke, impegnato a sax, organo, armonica e fisarmonica. Ancora una volta non ci resta altro da fare che applaudire il nostro trio per averci consegnato una raccolta da gustare dalla prima all’ultima nota.
L’iniziale “Hard road” è un brano rock venato di soul grazie al controcanto delle sorelle McCrary, molto neorlinsiano, cantato con voce tenebrosa da Wilson, si muove tra atmosfere sospese e umori sudisti, mentre la solare e corale “Cold 100” è cantata dal trio all’unisono e in modo stentoreo per un risultato perfetto per l’ascolto in auto, ma impreziosita dal dobro e dalla slide di Linden così come dalle armonizzazioni delle sorelle.
“Trust Yourself”, il primo contributo di Fearing, con Hoke a al sax e all’organo, è un sinuoso folk-rock con tracce blues, che ricorda il miglior Cockburn, soprattutto quando la traccia si fa elettrica grazie ai puntuali e precisi interventi di Colin alla sei corde solista.
“World Gone Mad” (scritta da Linden con l’ex Family e Band Jim Weider) è una di quelle canzoni che difficilmente si dimenticano. I tre cantano collettivamente e rendono il pezzo irresistibile a cui si aggiungono le chitarre dell’autore che non si risparmiano, suonate alla grande per un risultato veramente da applausi. ”North Star”, l’altro brano firmato dal trio è una stupenda ballata cantata dal vocione di Wilson, con il supporto degli altri due, dedicata alla ricerca della donna con la Stella del Nord nei suoi occhi (il Canada), romantica ed evocativa. “Walking On Our Graves”, è una bellissima canzone, cantata da Fearing, dai toni malinconici, quasi tristi, altra meraviglia a cui non manca l’assolo di Colin capace di lasciarci a bocca aperta grazie alla sua perfezione.
Il congedo è affidato a “Grace” ballata sospesa cantata da un meditabondo Stephen che conferma di essere l’anima più riflessiva e controllata dei tre.
Ancora una volta un album che si farà ricordare a lungo, ennesima perla di una collana veramente preziosa!!!


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