La stampa di settore britannica è sempre stata abile nel creare hype attorno a giovani band o solisti, salvo poi stroncarli alla prova del secondo disco. Questo è il motivo per cui mi sono avvicinato ad esordienti inglesi con molta cautela, temevo sempre che poi si sarebbero rivelati dei flop nelle prove successive al debutto su lunga durata. Con il passare del tempo e della maggior esperienza in termini di capacità di giudizio ho messo da parte questa mia prerogativa che, a volte, mi precludeva la possibilità di ascoltare album di sicuro interesse.
Ora nel 2019 nessuna band ha ricevuto un hype così ampio come i black midi (volutamente minuscolo) e sono così giunti all’esordio su Rough Trade. Questo quartetto londinese composto da Geordie Greep (voce/chitarra), Matt Kwasniewski-Kelvin (voce/chitarra), Cameron Picton (voce/basso), Morgan Simpson (batteria) sono tutti di età media compresa tra i 19 e i 20 anni. Si sono fatti notare grazie a un’intensa attività dal vivo in UK e ai singoli “BmBmBm”, “Speedway”, “Crow’s Perch”, e “Talking Heads” e ora pubblicano il loro album di debutto, intitolato “Schlagenheim” che è stato realizzato con la collaborazione di Dan Carey, già produttore e fondatore della Speedy Wunderground.
Ora la domanda si fa pressante, ma valgono veramente per questo livello di attenzione? La risposta è che, si, in questo momento valgono per ogni positiva parola spesa nei loro confronti. Si percepisce talento e qualità nella loro proposta. Analizziamo nel dettaglio di che tipo di musica sono propugnatori. Si tratta di una miscela di post-punk, noise, math e post-rock, le sonorità ricordano le geometrie care ai Fugazi, mentre le dilatazioni non possono che richiamare alla mente i grandi Slint. Non mancano rimandi ad un approccio free-form che ci porta ancora più indietro nel tempo tra gli splendidi sapori di Swell Maps e Pop Group. Bravissimi nell’utilizzare manipolazioni vocali e ingegnosi nell’uso dei sequencer che si sommano a capacità tecniche sopra la media per gruppi che si muovono in questo ambito. Al di la di tutto i nostri baldi giovani riescono a riproporre un suono chitarristico spigoloso e dissonante, che era leggermente in disuso oggigiorno, portandolo nel presente e nell’attualità.
Prendete “Speedway”, dove si sovrappone un groove ritmico con un tocco minimale alla Sonic Youth. Ancora notevole è il connubio scariche elettriche ed irriverenza vocale di Geordie Greep che si manifesta durante i continui cambiamenti di “Of schlagenheim”.
Speriamo non si perdano, perché sembra di aver trovato qualcuno su cui contare per il futuro!!!


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