Questo è un gruppo la cui nascita risale alla fine degli anni settanta e si formò nel nord del Colorado. La loro capacità risiede nel miscelare elementi di musica acustica tra folk, jazz, cameristica con gli idiomi del rock e di dare come risultato finale un qualcosa che non assomiglia a nulla di ascoltato precedentemente.
Sono stati necessari quattro anni di lavoro per dare alle stampe il loro nuovo album sempre su etichetta ReR. Con “Fragments of balance” assistiamo ad un ulteriore passaggio in avanti circa gli sviluppi delle tecniche di editing e missaggio, da sempre fondamentali per valutare attentamente i dischi dei Biota.
Gli arrangiamenti, ancora una volta, sono estremamente curati e risultano maggiormente apprezzabili se ascoltati in cuffia. Sono spariti gli strumenti ed elementi che li collegavano a strutture mediorientali e nordafricane, lo spazio è dedicato all’uso di chitarre, fisarmoniche, violini, piano e, in modalità parsimoniosa, all’uso di trombe, voci e tastiere lasciando la strumentazione elettrica in secondo piano. C’è un chiaro riferimento ad elementi folk di scuola britannica e che rimandano ad autori quali Nic Jones e Martin Carthy che vengono lasciati all’interpretazione vocale di Kristianne Gale.
I toni sono alquanto crepuscolari, in alcuni momenti (“Separate chance”, “Desperete times”) li portano ad avere legami con la musica degli ZNR di Hector Zazou/Racaille.
Prende il sopravvento in questa occasione una certa nostalgia ed un afflato romantico per un disco, come al solito, curato nei più piccoli particolari in cui riescono a convivere complessità ed immediatezza.
Mi auguro di avervi incuriosito per fare in modo che, ancora una volta, i Biota non rimangano un tesoro per carbonari!!!


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