BILL WITHERS- “Just As I Am”Registrato nel 1971 al Sunset Sound Recorders da Bill Lazerus e al Wally Heider Recording Studio da Bill Halverson, situati entrambi ad Hollywood, California. Prodotto da Booker T. Jones leggendario sessionman.
“Just As I Am”: chi inizia tardi la sua carriera, può aver già sviluppato una personalità ben definita anche se, come nel caso di Bill Withers, non aveva ancora niente a che fare con la musica. Withers aveva servito per molti anni la marina americana, aveva lavorato come lattaio ed aveva perfino installato servizi igienici nei jet per un produttore americano di aeromobili e tutto questo mentre tartassava diverse case discografiche con demo autoprodotti che finivano regolarmente nella pattumiera.
Nel 1971 arrivò la svolta: il noto produttore Booker T. lo prese sotto la sua ala protettiva e lo mise in studio con alcuni eccellenti musicisti come il chitarrista Stephen Stills, il batterista Al Jackson ed il bassista Donald ‘Duck’ Dunn. Il risultato è “Just As I Am”, tardivo album d’esordio in cui Bill mostra tutta la sua matura capacità di cantautore, compositore ed interprete che raramente sarebbe riuscito ad eguagliare nelle registrazioni successive. Withers ha immediatamente creato una nicchia distinta per sé stesso nella musica soul integrando elementi più folk e più introspettivi di quello che si sentiva quasi ovunque nello stile.
Nella tracklist di questo capolavoro spiccano “Harlem”, un pezzo funk sulla periferia di New York, “Grandma’s Hands” una retrospettiva obbligatoria sull’infanzia dell’artista e la ballata sentimentale “Ain’t No Sunshine”, questi ultimi due sono diventati due premiatissimi singoli. “Just As I Am” contiene il credo musicale di un artista esperto che finalmente a 35 anni riesce ad essere ascoltato. Anche il resto dell’album presenta un mucchio di belle canzoni effervescenti che rimangono ingiustamente sconosciute al pubblico, come “Sweet Wanomi”, “Moanin ‘and Groanin'” e “Better Off Dead”.
Tutto il materiale era originale tranne le cover di “Everybody’s Talkin'” di Fred Neil e “Let It Be” dei Beatles, entrambe trasformate dal nostro con il suo memorabile stile soul basato sulla sei corde acustica.
Uno dei soulman più trascurati, anche se ho ancora impresso nella memoria l’entusiasmo di una anziana signora di colore quando, al Festival di New Orleans, i Neville Brothers intonarono “Ain’t no sunshine”… Pura magia ed eccitazione!!!


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