BIG BLOOD: “Do You Wanna Have A Skeleton Dream?” cover albumI Big Blood sono una band che sfida la categorizzazione. Formata dalle ceneri del colosso psichedelico Cerberus Shoal ed esistente accanto al vortice acustico di Fire on Fire, questo gruppo eclettico si trova da qualche parte tra quei poli. La strana coppia domestica situata nel Maine di Caleb Mulkerin e Colleen Kinsella fonde saggezza popolare, un forte senso di sperimentazione e una sensibilità letteraria in una miscela astuta che è in qualche modo strana e assolutamente ammaliante.

È la prima uscita di Big Blood a presentare la figlia della coppia, Quinnisa, come membro ufficiale, anche se la sua voce è stata catturata e gocciolata nella maggior parte delle uscite almeno dal capolavoro del 2013 “Radio Valkyrie 1905-1917”. Per questa versione, tuttavia, condivide i compiti di scrittura e strumentazione con i suoi genitori, canta come protagonista su un paio di brani e si armonizza magnificamente con sua madre nei brani rimanenti. L’ululato caratteristico di Mulkerin non si trova da nessuna parte, ma sarebbe fuori luogo in queste canzoni più raffinate.

Questo è probabilmente il disco dei Big Blood più coerente finora, con la scrittura più semplice. Ci sono persino momenti che sanno di Motown. “Sweet Talker” e “Sugar” non sarebbero fuori luogo nella recente compilation di Numero Group, “Basement Beehive”. L’intonazione del gruppo femminile è in realtà un rinfrescante cambio di direzione rispetto al loro usuale abito, notoriamente impegnativo.

Si avverte ancora quella sensazione da vecchia America con i momenti freak-folk e psichedelici da forma tradizionale della canzone americana. Momenti subdolamente ottusi possono essere evocati in brani come “Pox”, “Providence” e “Heaven or South Portland”. Questo atto di bilanciamento di diverse modalità – insieme al sequencing delle tracce – crea una dinamica accattivante in modo univoco mentre l’album si svolge.

I Big Blood potrebbero essere famosi tanto per le cover che registrano quanto per il loro materiale originale. Canzoni di Can, Skip James, Syd Barrett, Blondie e Captain Beefheart hanno ricevuto un restyling personale. Qui, presentano una versione fuori dal mondo dell’”Ave Maria” di Schubert, che è tanto intrigante quanto interessante. Serve come il momento di chiusura perfetto per un’uscita già ricca di momenti salienti e lascerà molti ascoltatori desiderosi della prossima puntata. Da parte mia mia non posso far altro che affermare: ‘Bentornati!’.