BERT JANSCH- “Avocet”Tanti indizi costituiscono una prova e, oggi, si può affermare che la Earth sia una delle migliori etichette nel campo delle ristampe. Con Bert Jansch hanno svolto un lavoro egregio, dopo i quattro curatissimi cofanetti che prendevano in esame la parte iniziale (fino ai primi anni settanta) e finale (gli anni novanta e duemila) della carriera del compianto chitarrista scozzese e la riedizione del “Live In Australia” del 2001. Ora la piccola label londinese abbandona il criterio cronologico e va a recuperare uno degli album più particolari di Jansch, vale a dire “Avocet”, disco uscito nel 1978 solo in Danimarca (dove fu anche inciso) e l’anno seguente nel resto del mondo: questa ristampa è sottotitolata “40th Anniversary Edition”, e facciamo finta di non notare che essendo uscita nel Gennaio del 2020 alla Earth sono arrivati leggermente in ritardo…
Quello che fu il dodicesimo album della discografia di Bert, è un album particolare sia perché totalmente acustico sia perché i sei brani che lo compongono hanno come titolo il nome di un uccello acquatico (e nel booklet interno all’elegante confezione in digipak queste sei specie vengono tutte diligentemente raffigurate per mano della pittrice Hannah Alice).
La formazione che lo accompagna è composta dal suo vecchio compagno nei Pentangle Danny Thompson al basso e da Martin Jenkins, splendido strumentista, che suona il violino, ma anche il flauto e il mandoncello. In realtà Jenkins sembra assumere lo stesso ruolo da protagonista del leader, il quale si cimenta, come di consueto, alla sei corde (in un brano pure al pianoforte). Non dovete preoccuparvi del fatto che nessuno canti oppure temere la noia perché la formazione è ridotta all’osso. Grazie alle capacità del trio potrete ascoltare un blend di folk e jazz, mentre il blues, che spesso era presente nei lavori del chitarrista, è totalmente assente. Si avvertono similitudini con altri grandi musicisti della chitarra acustica come John Fahey e Leo Kottke.
Il lavoro si apre con i diciotto minuti della title track, pezzo che dal solo vale l’ascolto dell’opera. Si assiste ad un interplay tra chitarra e violino che si muovono lungo coordinate folk che suscitano grandi emozioni; dal terzo minuto la traccia modifica ritmo e motivo, c’è l’ingrasso del basso e i profumi diventano etnico-orientali. Si procede con continui cambi di tempo e melodia, il flauto sostituisce il violino nell’economia del brano. Si potrebbe definire il tutto un lungo medley contrassegnato da una creatività senza limiti. Il successivo momento è rappresentato dal breve “Lapwing”, in cui Bert si esibisce al piano, ma c’è un nuovo cambio di registro con “Bittern”, altra momento strepitoso in cui siamo ammaliati da altri otto minuti di autentica estasi. Di base è una folk song, ma è tutta giocata sulle improvvisazione di Jansch che sovraincide anche una elettrica e che vede Thompson, al quinto minuto, rilasciare un assolo di basso dai forti sapori free-jazz.
Dopo un paio di pezzi diciamo normali (ovviamente per loro), si chiude con la pura “Kittiwake”, più legata agli esordi del nostro, con un motivo centrale fortemente idilliaco.
Questa edizione per l’anniversario contiene anche tre inediti live registrati in Italia, al Cinema Corso a Mestre nel 1977, quindi in anteprima rispetto alla pubblicazione della raccolta. Si tratta di “Bittern” (ancora elettroacustica, ma non viene specificato chi c’è alla seconda chitarra), una lucida “Kingfisher”, con lo splendido violino penso dello stesso Jenkins a tessere la melodia, ed il finale con una “Avocet” accorciata a “solo” dieci minuti ma sempre splendida.
Nonostante tanti attestati di stima, la chiara influenza su chitarristi famosi (uno per tutti Jimmy Page), il nostro continua a restare una gemma nascosta. Se ancora non lo conoscevate e queste righe vi hanno incuriosito, non mancate di ascoltare “Avocet”, ne uscirete arricchiti e pacificati!!!


Please follow and like us: