BEABADOOBEE: “Fake It Flowers” cover albumPubblicato il 16 ottobre 2020, “Fake It Flowers” è l’esordio della cantante di origini filippine Beabadoobee conosciuta anche come Bea, Bea Kristi e Beatrice Laus. Proprio come è accaduto nell’EP “Space Cadet”, il sound dell’artista di stanza a Londra è virato dal cantautorato dream-folk dei precedenti 12” ad un simil alt-rock altezza Juliana Hatfield e Liz Phair, condito da code chitarristiche e momenti d’intimismo primi 90s sull’onda degli Smashing Pumkpins. La sua proposta s’inserisce all’interno di un filone di nostalgia degli anni novanta che va da Sasami a Soccer Mommy, da Bully a Snail Mail, passando per il power pop dei Charly Bliss.

Il suo nome è sulla bocca di tutti da un po’ di tempo a questa parte, Bea è partita, con i suoi primi vagiti musicali, con un’attitudine bedroom-pop come si evince dal suo primo EP “Patched Up”, per poi virare verso un suono pregno di dosi di indie-rock anni ’90. Se poi si rivelerà l’ennesimo fenomeno usa e getta, questo non possiamo saperlo, sta di fatto che “Fake It Flowers”, il suo agognato disco di debutto, mette in ottima mostra tutte le belle doti della graziosa Bea, al netto delle inevitabili ingenuità e delle evidenti muse ispiratrici, da ricercare da una parte in quel fiero (ed effimero ahimè) cantautorato rock che seppe imporre per una stagione le varie Liz Phair e Sam Phillips, dall’altra nell’esperienza di nomi di culto (e di gran pregio) come Breeders e Pavement (questi ultimi addirittura omaggiati esplicitamente in “I Wish Was Stephen Malkmus”, inserita in un precedente EP). Il suo mondo ruota attorno al binomio ‘melodie-spigoli’, come quello che caratterizzava le influenze da cui la nostra non si sottrae, cioè la galassia al femminile delle varie Throwing Muses, Belly, Kimya Dawson e Kristin Hersch. I risultati non fanno rimpiangere quelli raggiunti dai gruppi e solisti di cui sopra, grazie ad una serie di pezzi in cui l’ispirazione e la freschezza sono sicuramenti credibili. Un’artista giovane che parla come una giovane, con abbastanza eleganza e sfumature da farsi apprezzare anche dai più maturi.

Il sound, in realtà, è più vicino al pop-rock della prima Avril Lavigne, ma più sporca e incisiva, mentre sul fronte della scrittura, oltre a testi più rabbiosi, ci sono anche analisi intime e ironiche della vita. Ci sono la forza di “Charlie Brown” e “Together”, la calma apparente di “Sorry”, la dolcezza soffusa di “How was your day?”, il mix acustico-elettrico di “Emo song”. È un album che affronta varie dimensioni del rock, mantenendo una sua identità. Rimangono gli echi dei primissimi lavori nella crepuscolare “Back To Mars” che giunge provvidenziale a smorzare i toni dopo le tre bombe a mano sparate in apertura del disco.

È un pop-rock sporcato dalle impurità della produzione: dalla cadenzata e trascinante “Care”, alla iper-melodica “Worth It” per giungere all’irresistibile “Dye It Red”, ancora imperniata sull’alternanza di piano e forte.

Sicuramente un lavoro che si pone nel solco delle produzioni pop-rock odierne, tutte incentrate sul riciclaggio di idee già sviluppate, ma Bea ha dalla sua una abilità di autrice che la pone un gradino più in alto rispetto alle concorrenti contemporanee, nonché un notevole carisma. Le basi per un futuro luminoso sono state gettate, occorre solamente una crescita a livello di personalità!!!