BAND OF HEATHENS- “Stranger” cover albumFormata ad Austin, in Texas, la Band of Heathens è diventata una formazione totalmente per caso. I cantautori Colin Brooks , Gordy Quist ed Ed Jurdi stavano tutti suonando regolarmente al Momo’s di Austin quando hanno iniziato a sedersi l’uno con l’altro, alla fine esibendosi in un grande spettacolo che hanno chiamato “Good Time Supper Club”, che era essenzialmente tre cantanti /cantautori a tutto tondo supportati da una solida sezione ritmica, quella di John Chipman alla batteria e Seth Whitney al basso. Quello che era iniziato come un progetto spontaneo e secondario divenne presto una vera e propria band rock & roll. Dopo una prima parte di carriera interessante, come dimostrano gli album fino al 2011, avvennero alcuni cambi di formazione che portarono il cantante/chitarrista Colin Brooks a lasciare la band nel 2011 e, non molto tempo dopo, lo seguì anche la sezione ritmica del bassista Seth Whitney e del batterista John Chipman , dando il gruppo nelle mani di Ed Jurdi e Gordy Quist che hanno avuto l’opportunità di ridefinire la formazione nel loro album del 2013, “Sunday Morning Record” . Hanno aggiunto il batterista Richard Millsap, il bassista Scott Davis e il tastierista Trevor Nealon , e questa formazione ha registrato “Duende” , apparso nel gennaio 2017. Trovai che la band si fosse involuta e cominciai a distaccarmene non riuscendo ad accettare certe scelte dei due leader.

Ora i nostri ritornano con la produzione di Tucker Martine (Decemberists, My Morning Jacket) e con “Stranger” l’album più intimo dei Band Of Heathens, attenti più che mai alla cura artigianale delle canzoni e di arrangiamenti intricati ma ariosi: ispirandosi nel titolo a celebri romanzi di Albert Camus e di Robert Heinlein, la band di Austin riflette sul senso di isolamento e di estraneità dei tempi attuali intrecciando visioni distorte di popolari sitcom televisive (“Vietnorm”) e commenti sulla politicizzazione dell’informazione (“Truth Left”), tra brani che fondono Everly Brothers e sonorità da British Invasion (“Dare”), storie ‘on the road’ (“South By Somewhere”, “Asheville Nashville Austin”), rock and roll dylaniani (“Today Is Our Last Tomorrow”) e speranzose elegie (“Before The Day Is Done”).

Il nuovo album smentisce il suo titolo, data l’atmosfera comune che consente a ciascuno dei musicisti – Jurdi, Quist, il tastierista Trevor Nealon, il batterista Richard Millsap e il bassista Jesse Wilson – un’opportunità per impegnarsi pienamente e, nel processo, creare un suono decisamente coeso. Il sound si sincronizza perfettamente su tutta l’estensione delle sue dieci tracce. L’influenza del produttore Martine è ovvia, grazie ai paesaggi sonori che trascinano l’ascoltatore, sia attraverso il ritmo vivace di “Vietnorm” sorprendentemente assertivo, “Dare” un diario di viaggio uptempo, “Asheville Nashville Austin”, un tributo ai rispettivi dintorni della città natale. D’altra parte, lasciano anche un sacco di spazio per la riflessione, come percepibile dal toccante brano “Call Me Gilded”, il misurato e significativo “South By Somewhere” e la coda premurosa della raccolta, “Before the Day Is Done”. Il fatto che queste canzoni siano così immediatamente accessibili sottolinea l’intento dichiarato della band, cioè, in qualche modo, colmare il divario che è stato così esacerbato dalla politica, dalla pandemia e da una cultura ossessiva guidata dai media che prospera sulla divisione e sul malcontento.

Un lavoro interessante sia per quanto riguarda i suoni e gli arrangiamenti, sia per quanto concerne la responsabilità che viene data a ciascuno di noi di trovare una nostra via da seguire e di denunciare qualsiasi tipo di disinformazione e contraddizione a cui siamo costretti da lungo tempo a questa parte, perché, come denuncia la band, ’parlare costa poco’, in una delle voci più commoventi dell’album, “Call Me Gilded”!!!


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