AUSTRA: “HiRuDiN”Il quarto album di Austra, su Domino a tre anni di distanza da “Future Politics”. Rispetto al predecessore, che trattava delle potenti strutture esterne che modellano la società, “HiRUDiN” guarda in profondità: «Mostra un viaggio profondamente personale verso la rigenerazione, parlando di relazioni tossiche, vergogna queer e insicurezze. Chiamato come la peptide rilasciata dalle sanguisughe (l’anticoagulante più potente del mondo), l’album parla dell’importanza di guarire se stessi, lasciando andare le influenze dannose e trovando la forza di ripartire attraverso un’indagine dei desideri più intimi».

Il disco, prodotto dalla stessa Katie Stelmanis, leader del progetto, nasce infatti dopo un delicato periodo di stallo creativo della musicista canadese, a cui sono andati ad aggiungersi i problemi di una relazione ormai divenuta tossica: «Stavo perdendo la fiducia nelle mie idee. Le mie relazioni personali e creative erano legate tra loro, e sapevo che l’unica cosa da fare era quella di separarsi dalle persone e dai comfort che erano parte di me ormai da dieci anni e rincominciare da capo». La scrittura di questo nuovo lavoro vede Katie abbandonare le partiture elettroniche, se non totalmente almeno in parte, a favore di una contaminazione con la musica classica contemporanea.

A volte le motivazioni del marketing risultano alquanto misteriose per noi comuni mortali, infatti la scelta dei primi due singoli, “Anywayz” e “Risk it”, è caduta su due composizioni che rappresentano il momento meno ispirato dell’intera raccolta. Altri sono i brani perfettamente registrati ed orchestrati dal duo Rodaidh McDonald e Joseph Shabason (noti per essere stati di grande aiuto rispettivamente per i The XX e per i War On Drugs). Al suo interno sono riconoscibili le consuete influenze del registro art-synth, con oscillazioni continue tra luci accecanti e inevitabili ombre. Grandi spazi, più interiori che fisici, che elevano l’ascolto ben oltre confini terrestri, come in “How Did You Know?”, senza dubbio una delle tracce più significative e struggenti, dove la vocalità celestiale della Stelmanis sprofonda in un flusso emotivo densissimo, quasi a voler emulare una Kate Bush post-analogica, o come in “Your Family”, dove risuona abbastanza chiaramente la lezione di Björk. Il climax di questo “HiRUDiN” è veramente impeccabile: non mancano esperimenti ludici non privi di hype (“Mountain Baby” – “Cecile Believe”) alternati a ripiegamenti interiori insolitamente scarni (“Messiah”), ma il tutto appare straordinariamente coeso, animato da un intento palpabile di narrazione autentica.

Austra è in una classe vocale al fianco di pochissimi cantanti. Può spostarsi senza sforzo da una nota all’altra, e può esplorare ogni aspetto della sua voce. I componenti di ogni traccia su “HiRUDiN” sono minimi ma stratificati in modo sensato per ogni umore e tono. Ciò in mente, la percussione non è mai in prima linea, ma si adatta bene al flusso della voce di Katie. Inoltre, il lavoro del synth su ogni canzone è eccellente e unico in quanto sono i principali componenti strumentali di ogni brano. Nel complesso, la Stelmanis offre una prestazione vocale eccezionale che va dalle note acute e inquietanti alla parte eloquente e risonante della sua voce. Le premesse per un ulteriore passo in avanti ci sono tutte, ma intanto gustiamoci quanto ha saputo offrirci oggi!!!


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