A tre anni di distanza dall’ultimo album di inediti (“My Woman”), Angel Olsen ha svelato il titolo del nuovo disco, “All mirrors”. E’ stato prodotto da John Congeleton e arrangiato da Jherek Bischoff e Ben Babbitt e ha come tema l’«accettazione del proprio lato oscuro per trovare la capacità di amare e di riporre fiducia nel cambiamento», ha scritto l’artista in una nota.
“All Mirrors”’ parla di vulnerabilità, è un album introspettivo dedicato al recente percorso personale intrapreso da Angel. Nel processo creativo del nuovo lavoro l’artista ha distillato un nuovo sound e provato a cantare in modo differente, ma senza snaturare il vibrato vocale che ha sempre contraddistinto il suo lavoro in studio e dal vivo. La Olsen ha tanti meriti, soprattutto quello di aver catalizzato l’attenzione verso la rinascita del cantautorato femminile.
All’inizio la nostra aveva deciso di registrare e pubblicare due versioni differenti di “All Mirrors”, una in solo con versioni minimali dei brani e la seconda realizzata con un’orchestra di 14 elementi. La versione in solo è stata realizzata con Michael Harris ad Anacortes, Washington, e quella con full band insieme al fidatissimo John Congleton (con cui Angel Olsen collabora dai tempi di “Burn Your Fire for No Witness” del 2014), all’arrangiatore Jherek Bischoff e al multi strumentista Ben Babbitt. Alla fine ha pubblicato il disco nella sua versione più potente, ovvero la definitiva registrata con la full band.
Ad ora è possibile ascoltare il primo singolo pubblicato, la canzone omonima. Se avete la possibilità di guardare il videoclip, diretto da Ashley Connor e prodotto da Miranda Kahn, notorete come bene si amalgamano le immagini ed i suoni. Il video gioca su luci e scale di grigi, ed è accompagnamento ideale del pezzo: onirico, retrò, dalla conturbante eleganza.
Il nuovo video “Lark”, seconda anteprima dall’attesissimo nuovo album, parla di relazioni finite e andate male e litigi sui rapporti di fiducia e supporto. “Chance” lascia spazio all’autrice più ottimista, quella che nutre un particolare legame con le canzoni anni cinquanta e sessanta, con le loro calde melodie e quelle atmosfere accoglienti che chiedono solo di essere ascoltate. Non si può fare a meno di notare un chiaro riferimento ai brani italiani di quello stesso periodo a cui l’autrice ha spesso affermato di essersi ispirata.
Già tre anni fa fummo ammaliati dal contenuto di “My woman”, questa nuova opera può essere la consacrazione di una crescita graduale e di un talento purissimo!!!


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