ALTERNATIVE TV: “Vibing Up The Senile Man (Part One)” cover albumTra i più bizzarri esperimenti post-punk inglesi della prima ora. Pubblicato nel 1979 dagli anti-eroi Alternative TV per la piccola indie label Deptford Fun City. Qui non c’è traccia del loro debutto del 1978, “The Image Has Cracked”. Certo siamo dalle parti del punk, ma anche del jazz e della psichedelia. Un disco che nasce dai ripetuti ascolti da parte di Mark Perry di Art Ensemble of Chicago e Sun Ra. Sarebbe corretto considerarlo un disco intellettuale e vibrante sulla lunghezza d’onda del Robert Wyatt di “The End Of An Ear” e i Throbbing Gristle dell’immortale classico “20 Jazz Funk Greats” (Genesis P-Orridge suona le percussioni su due brani di questo immortale album degli Alternative TV).

In questa seconda fatica di Alternative TV, Mark Perry e gli amici fecero al punk esattamente ciò che il movimento aveva previsto per l’establishment. Affrontare il punk e renderlo interessante all’orecchio sarebbe un compito difficile nel 1980, e mentre i coetanei dei nostri si dirigevano lungo strade new wave o verso il sentiero commerciale gli autori del singolo per antonomasia “You Bastard” (considerato da molti, John Peel incluso, come un classico) e, naturalmente, “The Image Has Cracked” LP, che rimane alla pari con i primi album dei Sex Pistols o Clash per il punk, quelli che definiscono il genere, chi si sarebbe aspettato un follow-up come astrazione d’avanguardia che sfida “Second Edition” dei P.I.L per il deragliamento verso la parte sinistra della carreggiata?

Con Genesis P-Orridge tra i ranghi, “Vibing Up the Senile Man” si avvicinò alla libera improvvisazione e al jazz d’avanguardia senza un inno punk in vista, e un confine dub di alcune delle tracce del doppio LP suggeriscono che Alternative TV avesse aspirazioni moderniste simili al progetto post-Sex Pistols di John Lydon.

Mi vengono in mente Captain Beefheart e Frank Zappa tanto quanto Pere Ubu e i Red Krayola, che stavano esplorando allo stesso modo le libertà d’avanguardia del post-punk e deludendo sia i punk che l’industria discografica. Ciò che “Vibing Up the Senile Man” rappresenta quattro decenni dopo è un’apertura di porta sulla musica post-rock sfaccettata — che attinge all’avanguardia, al rumore e al jazz e probabilmente ha più senso nel contesto del nuovo secolo come tesoro musicale molto più che nel 1980, quando sembrava semplicemente uno spiedo negli occhi dell’industria che codificava il punk.

Ci volle coraggio a dare alle stampe un simile lavoro, andare in tournee e rischiare l’incolumità a causa del pubblico che si aspettava ancora il punk dell’esordio e invece si trovò ad avere a che fare con una musica punk/free che sembrava volere reagire al tradimento del punk attraverso flauti che imitano nenie, pianoforti scordati, violini agghiaccianti, chitarre assenti sostituite da sassofoni free e onde radio disturbanti.

Un album che ha più fascino oggi che allora, quella bellezza da perdente che attira molto gli ascoltatori che non hanno mai voluto essere incasellati in settori ben precisi dall’industria musicale!!!