A distanza di tre anni dal loro precedente album, gli Allah-Las annunciano l’uscita del nuovo “Lahs” sempre su etichetta Mexican Summer. I nostri possono vantare un sound inconfondibile, fuori dalle mode, per questo piace agli illuminati dell’alternative, agli hipsters e ai nerd dell’underground perché credono di non aver mai ascoltato nulla di simile. Io, che ho tante più primavere sulle spalle, li apprezzo perché il loro sound è una riproposizione del west coast cinquant’anni dopo come un toccasana alle brutture di questo mondo. Lo fanno con la solita dose di pezzi capaci di avvolgerci in una spirale in cui i tempi delle canzoni sono tutti tranquilli, capaci di farci oscillare il capo lentamente, un po’ narcolettici.
È naturale che l’effetto sorpresa sia svanito, che sappiamo esattamente cosa aspettarci da loro, ma la loro capacità di scrittura li eleva dalla mediocrità per proiettarci in un viaggio spazio-temporale da California dei bei tempi, quella dei Mama & Papas.
Non fa eccezione il quarto album di Matt Correia, Spencer Dunham, Miles Michaud e Pedrum Siadatian, ormai abili architetti come songwriter e produttori. Eppure qualcosa di differente riusciamo a scorgerlo tra le pieghe del suono. I nostri hanno viaggiato molto negli ultimi anni e ciò ha, inevitabilmente, influito sul disco in termini di varietà. Potremmo quasi considerarlo una sorta di colonna sonora per coloro che vogliano mettersi ad ascoltarlo, un modo di dare visione delle loro esperienze degli ultimi cinque anni.
Il tutto parte con un brano sognate e sospeso quale “Holding patterns”, per poi scivolare in tante direzioni per cui non c’è monotonia nel seguire il percorso di viaggio degli Allah-Las.
“Keeping dry” è pura gioia westcoastiana, mentre “In the air” un pop puro come acqua di sorgente. Addirittura si avvertono sapori tropicalisti nella traccia “Prazer em te conhecer” (cantata in portoghese), così come in “Royal blues”.
Il dream pop fa capolino in un paio di pezzi quali “Star” e “Polar onion”, poi ci sono un paio di gemme assolute come “On your way” di impatto struggente e, soprattutto, “Light yearly” che riporta all’immaginario californiano: tramonti accecanti, palme, strade arse dal sole e dalla polvere, il tutto suonato in punta di dita, lento, asciutto e ondeggiante.
I quattro non hanno perso smalto è questo è fondamentale per regalarci qualche attimo di atmosfere sognanti e dilatate!!!


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