ALAIN JOHANNES- “Hum” cover albumA lungo collaboratore di Mark Lanegan, Queens Of The Stone Age, Chris Cornell e molti altri, Alain Johannes è pronto a tornare con un nuovo album solista: “Hum” verrà pubblicato il 31 luglio per Ipecac Recordings. Abbiamo a che fare con un personaggio che difficilmente sale alla ribalta, preferisce agire dietro alle quinte come produttore oppure turnista. “Si tratta di me più di qualsiasi altro album che abbia mai fatto”, dice Johannes a proposito della collezione, che segue un periodo di tragica perdita, malattia estrema e rinascita. “Era qualcosa per cui mi sforzavo e che dovevo comunicare. Uscendo da un periodo difficile, fui liberato. Avevo perso persone che mi erano molto vicine. Ho affrontato le difficoltà con la mia salute. C’è un’energia personale dietro il modo in cui è stata registrato e le sensazioni delle canzoni. E ‘un documento della mia vita in questo momento”.

Considerata la gente con cui ha suonato non è difficile riscontrare molti legami nelle atmosfere e nell’umore con i musicisti di cui sopra. Però il suono è diverso, siamo nell’ambito di un folk antico ed inquieto, presentato da fingerpicking, inserti di viola, percussioni ogni tanto. Le melodie sono atmosfericamente dettate da un approccio elettronico come ad esempio nel pezzo “Nine”, brano ricco di anima e sentimento. Come sopra specificato l’album è nato in un momento di grande difficoltà per Alain, è stato concepito, infatti, per esorcizzare il dolore causato dalla morte della moglie e collaboratrice Natasha Schneider. La sua attività solista ha dovuto affrontare altri periodi di indicibile sofferenza che lo hanno toccato nel profondo, come il suicidio di Chris Cornell, oppure la malattia che lo ha costretto all’inattività per un paio di mesi con la conseguenza di portarlo a pensare su quanto gli resti da vivere.

Nonostante la musica sia carica di oscurità (per esempio “Mermaids’ scream” carica di ombre e dai toni mediterranei), di momenti di solitudine che risaltano nei blues e pure di perdita (ascoltate la psichedelica ed esplicita “If morning comes”), quello che si avverte è il tentativo di ricercare un’oasi di pace, quella che sembra rivelare “Free” attraverso un malinconico abbandono. Si nota il tentativo di arrivare a conciliarsi con gli accadimenti che lo hanno privato di ciò che gli era più caro, l’amore (chiari i riferimenti alla moglie in “Finis”) e l’amicizia.

È un lavoro rarefatto, ma dal grande fascino, dalle tonalità gotiche e desertiche, maturo e di profonda sensibilità!!!


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