cover album AKSAK MABOUL- “Figures”Qualcuno li ricorda? Forse è necessario riavvolgere il nastro e fare un leggero ripasso. Siamo nel 1977 e Marc Hollander, futuro fondatore dell’etichetta Crammed, viene coinvolto da Marc Moulin ad incidere un disco per la sua label Kamikaze. Hollander si unisce a Vincent Kenis per dare vita agli Aksak Maboul: il risultato è “Onze Danses Pour Combattre La Migraine”, un esordio che vede il gruppo suonare bizzarre canzoni, ballate folk, bozzetti sperimentali e altro ancora. Ma è con il seguito del 1980, “Un Peu De L’Amour Des Bandits” che si cambiano completamente le carte in tavola. Più complesso del precedente, prodotto da Fred Frith, innestava gli Aksak Maboul nel circuito del Rock In Opposition mescolando free jazz, folk, classica, musica araba e tanto altro ancora. Vero è che l’associazione con il RIO e Frith proiettava la band più all’indietro che in avanti, ma non è difficile ascoltare già in quella musica le sonorità della no-wave e del nu-free-jazz che a cavallo fra i due decenni scuoteva il panorama musicale underground. Peraltro lo stesso Fred Frith ne sarebbe stato parte integrante. Purtroppo gli scarsi riscontri portano Hollander ad includere negli Aksak Maboul la brass band Honeymoon Killers (o Les Tuers De La Lune De Miel) e la cantante Véronique Vincent. Evidentemente la band viaggiava altri lidi, che tuttavia sono scarsamente attestati da registrazioni. Bisogna infatti attendere il 2014 perché appaia “Ex-Futur Album”, concepito in quell’epoca e mai uscito. È un disco completamente differente dai precedenti, nel quale la dimensione pop è prevalente: un pop stralunato, certo, ma molto vicino alla ricca tradizione francese in materia, molto in voga nei primi anni ’80.

Il disco fu ben accolto da parte di critica e pubblico, tanto da convincere la coppia Hollander/Vincent a riprendere l’attività, prima sui palchi europei poi con la pubblicazione di questo nuovo doppio album. Un disco importante sia per la lunghezza (abbondantemente oltre l’ora) e sia per la visione di una certa idea di pop, che mostra una notevole abilità nel miscelare idiomi del passato suonando comunque attuale. In pratica riesce ad operare una mirabile sintesi dei tre album precedenti in modo impeccabile.

Steven Brown, Fred Frith e Julien Gasc sono alcuni degli ospiti dell’album, che potremmo definire nostalgicamente underground, in virtù di un’attitudine sperimentale che non conosce limiti di genere. Le composizioni non sono distanti, quanto a melodie vocali, da quelle di Ex-Futur Album. Tuttavia le basi musicali guardano anche alle esperienze precedenti, sia loro sia degli Honeymoon Killers, il che significa una maggiore inclinazione alle forme free e agli arrangiamenti a tinte cold-jazz. Se un parallelo sono costretto a fare è con gli Stereolab di Laetitia Sadier sia per umore che per sonorità. Si potranno percepire tra le note anche momenti zappiani, psichedelia tra Soft Machine e Flaming Lips, noise e stacchi new-wave.

Difficile citare una canzone o un’altra. Ognuno avrà la possibilità di scegliere quella che più gradisce tra le ventidue presenti nella raccolta. Quello che è certo che si tratta di una sintesi splendida di quaranta anni di pop sofisticato!!!


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